FRANZ WEST Rrose/ Drama, 2001 Telenor Art Collection, Courtesy Peder Lund © Estate Franz West, © Archiv Franz West

ALLA TATE MODERN LA PIÙ COMPLETA RETROSPETTIVA

Sculture che sembrano torte, ma l’effetto è disturbante

Due tra i cinque musei d’arte contemporanea più visitati e autorevoli al mondo hanno espresso la loro opinione: ora è inappellabile. La più grande retrospettiva mai realizzata su Franz West, scomparso nel 2012 a sessantacinque anni, sarà resa possibile grazie alla sinergia tra Centre Pompidou di Parigi e Tate Modern di Londra.

 

I SERPENTONI COLOR ZUCCHERO
FILATO DEL MAESTRO VIENNESE
ALLA FINE RISULTANO INQUIETANTI

 

Classe 1947, austriaco doc nato a Vienna. Con un simile pedigree ci si aspetterebbe un allievo di Hermann Nitsch, un seguace dell’azionismo viennese; invece ha tradotto quella violenza esecutiva in efficacia espressiva. Quando ci si trova di fronte alle sue prime opere risalenti agli anni 1973-74, i Paßstücke, sembra di essere stati catapultati dentro un laboratorio dove si sfornano torte Sacher. In questa pasticceria, West amalgama gesso, cartapesta e colori pop con una perizia tale da far invidia ai giudici di Masterchef. Il risultato è una scultura dalla forma indecifrabile che ricorda vagamente un impasto di farina e glassa alla fragola, sagomato direttamente con le mani e messo in forno senza lo stampino. Alcuni rosa ci porterebbero a definirlo Kitsch, ma le superfici non sono riflettenti o decorative, e tantomeno egli cerca di arruffianarsi lo sguardo con curve sensuali. Il trattamento è fortemente materico e l’equilibrio è precario. Di rado le opere sono calate dal soffitto con cavi metallici, più spesso fanno uso di basi sottili che danno l’impressione di essere sul punto di cedere al peso di quelle presenze massicce. Entità amorfe che terrorizzano. Non sempre colorato significa felice o gioioso. Basterebbe pensare a Pennywise, il pagliaccio ballerino di “It”. Allo stesso modo, i “serpentoni” color zucchero filato del maestro viennese lasciano atterriti. Non occupano un posto preciso e si fatica a circostanziarli, complice il groviglio dei corpi. In mostra saranno presenti oltre 200 opere che comprenderanno anche disegni, sculture in alluminio degli anni 2000 e oggetti di design come Auditorium, realizzato per Documenta nel 1992.

 

FEDELE AL SUO CREDO: “NON
IMPORTA COME L’ARTE SI PRESENTA,
L’IMPORTANTE È COME SI USA».

 

Una costante di tutta la sua produzione, culminata con il Leone d’Oro per la carriera assegnato alla Biennale di Venezia nel 2011, è la mediazione tra uomo e opera, in cui l’osservatore deve interrogarla e usufruire di essa per sentirsi l’io narrante del racconto artistico e non più un ascoltatore ignaro e credulone. «Non importa come l’arte si presenta l’importante è come si usa». Questa sua frase incarna a pieno l’idea di un’arte creata per essere utilizzata. La retrospettiva alla Tate Modern, curata da Christine Macel e Mark Godfrey, aprirà i battenti il 20 febbraio e li richiuderà il 2 giugno.

Cesare Orler

FRANZ WEST
TATE MODERN
LONDRA
A CURA DI/
CHRISTINE MACHEL, MARK GODFREY
20/02 – 02/06

SHARE

Related Post