Jannis Kounellis -Senza titolo, 1987. Institute of Contemporary Arts, Nagoya. Foto Claudio Abate

Jannis, il greco
Settanta lavori testimoniano la sua storia creativa dal 1958 al 2016

 

MASCHERE E CALCHI DI STATUE CLASSICHE
CI CONSEGNANO UN AUTORE NELLA SUA
DIMENSIONE ASSOLUTA E FUORI DEL TEMPO

 

“Io appartengo a un mondo antico”. Questa dichiarazione di Jannis Kounellis sembrerebbe sconfessare il personale impegno volto in apparenza a perseguire soluzioni antiestetiche o anti estetizzanti. Eppure egli si sentiva debitore della mirabile storia artistica di quella Grecia che gli aveva dato i natali e si sentiva altresì in sintonia con l’aulica classicità di una Roma che l’aveva accolto in giovane età. E allora come far tornare i suoi conti? Ce lo rammenta la grande retrospettiva, curata da Germano Celant, che, a due anni dalla scomparsa del maestro, la Fondazione Prada di Venezia gli dedica fino al 24 novembre nella sua sede di Ca’ Corner della Regina.

 

IN ALCUNE DELLE SUE OPERE OLTRE
ALLA VISTA SONO CHIAMATI IN CAUSA
IL TATTO, L’OLFATTO E PERSINO L’UDITO

 

Nell’occasione vengono riuniti settanta lavori, che distillano e testimoniano l’intera storia creativa dal 1958 al 2016, provenienti da prestigiosi musei italiani e stranieri come la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Castello di Rivoli, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Walker Art Center di Minneapolis e da importanti collezioni private.

SI COGLIE LO SFORZO DI SUPERARE
I LIMITI DEL QUADRO PER IRROMPERE
NEL CAOS VITALE DELLA REALTÀ

 

Le composizioni dei primi anni propongono scritte, segnali e insegne presenti nelle strade di Roma che lasceranno quindi spazio a lettere, frecce, numeri tracciati sulla tela o sulla carta. Dal 1967 la ricerca di Kounellis coinvolge elementi concreti che vanno dagli uccelli imbalsamati ai sacchi di carbone, al fuoco (si consideri per esempio la cosiddetta “margherita di fuoco”) .Oltre al tatto, anche l’olfatto viene da lui chiamato in causa nel 1969 attraverso l’aroma del caffè tostato mentre certe opere degli anni ’80 esibiscono il profumo della grappa. Così si esce dai limiti illusori del quadro e si entra nel caos vitale della realtà; così si apre anche uno scontro dialettico tra una volubile leggerezza e una concreta pesantezza. Inoltre due opere del 1980 e del 2006, composte da strumenti musicali collegati a bombole a gas e a campane di ferro battuto, rinnovano la funzione sacrale della musica da legarsi al mito salvifico di Orfeo. L’idea del mito e l’eredità culturale greco-romana sono da lui ancora rievocate, utilizzando l’elemento della maschera e i calchi di statue classiche che assumono per l’appunto il ruolo di memorie stratificate al pari di un pensiero ricorrente. Per consegnarci un Jannis Kounellis nella sua dimensione assoluta, fuori del tempo.

 Luciano Caprile

JANNIS KOUNELLIS
FONDAZIONE PRADA
CA’ CORNER DELLA REGINA
VENEZIA
A CURA DI
GERMANO CELANT
11/05 – 24/11

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