Concreto - 99 x 153,5 cm - 1963

Quelle sculture viventi
Riflettori sulla produzione di un ventennio cruciale

 

DAGLI ANNI ’50 IN POI, L’ARTISTA HA SAPUTO ELABORARE
LA MONOFORMA CON VALENZE PERCETTIVE DIVERSIFICATE: IL SUO
‘CODICE SEGRETO’ HA GENERATO CONTINUAMENTE NUOVA VITA

 

Milano 1953, il M.A.C. (Movimento Arte Concreta) si fonde con il gruppo parigino Espace, si aggregano artisti di provenienza eterogenea, sposano il concetto di integrazione tra le arti. Già alla fine del ’48 per volontà di 4 artisti (Gianni Monnet, Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gillo Dorfles) il M.A.C. è una realtà rivoluzionaria pluridisciplinare, anche industriale. Non mancano neppure i contatti con il gruppo costruttivista argentino Nueva Vision. A Milano, gli animi artistici erano però già in subbuglio, nel ’46 il Manifesto Blanco segnava la nascita dello Spazialismo.
Anche senza Internet e Social, è un’epoca di ineguagliabili aperture internazionali, contaminazioni, sperimentazioni.

 

SEQUENZE DI SUPERFICI REALIZZATE CON ASSEMBLAGGI
DI MATERIALI DIFFERENTI SI AGGREGANO E DISGREGANO
NEL TEMPO E NELLO SPAZIO, IN UNA LIBERA RITMICA

 

In quegli anni, l’artista novarese Angelo Bozzola (1921-2010) è all’opera con composizioni pittoriche e scultoree astratto geometriche e, attratto da nuovi linguaggi offerti dal design industriale, nel ’56 entra a far parte del Comitato esecutivo del Mac/Espace, aderisce a Movimenti Moderni e partecipa, oltre alle rassegne di Arte Concreta, a mostre anche in Giappone. Dalla sua predisposizione analitica a indagare le possibilità espressive meccanico-estetiche della forma nasce quasi subito il nucleo generatore del suo lavoro futuro: la Monoforma trapezio ovoidale, un elemento di duplice valenza, morbidamente compatto e taglientemente geometrico. Così, l’artista modula infinite combinazioni, sviluppa sculture molto complesse, anche di grandi dimensioni per spazi pubblici, che pone in relazione dialogante e sintetica con lo spazio, la luce, i materiali. L’oggetto quadro, l’oggetto scultura diventa un organismo vivente vero e proprio che interagisce e esiste anche in relazione all’osservatore. Dagli anni ’50 in poi, Angelo Bozzola ha saputo elaborare la Monoforma con valenze percettive sempre diversificate: il suo ‘codice segreto’ ha generato continuamente nuova vita sino ai raffinatissimi lavori Spazio (1965), Spazio-Tempo (1972) o Superficie (1972) dove arriva a definire liricamente una vera e propria incantata danza formale. Sequenze di superfici realizzate con assemblaggi di materiali differenti (acciaio, ferro, materiale ligneo, foglia d’oro, incisione ossidrica, ottone) si aggregano e disgregano nel tempo e nello spazio, delineando una ritmica libera e diversi gradienti di luminosità. Echeggiano suoni, suggestioni, profili, volumi desunti da ricordi della natura come prezioso contenitore di forme primordiali e vitali. Una mostra che raccoglie pezzi di grande qualità realizzati dall’artista in un ventennio speciale dell’arte anche italiana.

Maria Angela Tiozzi

ANGELO BOZZOLA
MODUS
DAGLI ANNI ’50 AGLI ANNI ’70

FUTURA ART GALLERY
PIETRASANTA (LU)
FINO al 19/07

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