Amedeo Modigliani Jeune fille rousse Jeanne Hébuterne 1918 collezione Jonas Netter

Così Modì torna a casa

 

Modì torna a casa. Il comune di Livorno, assieme all’Istituto Restellini di Parigi, restituisce alla città natale dell’artista 14 dipinti e 12 disegni, che si possono vedere fino al 16 febbraio al Museo della Città. Il linguaggio personale di Amedeo Modigliani è unico nella storia dell’arte, mentre dipinge recita Baudelaire, Mallarmé, Dante e Petrarca. Non teorizza, non aderisce né contesta. Parla senza pontificare, i suoi ritratti esistono, senza fiatare. In un atteggiamento di pacifica attesa, serafica e indolente, amanti, bambini, contadini, cameriere e paesaggi posano per lui, che con delicatezza li solleva gradualmente dai loro stati d’animo, dai loro pensieri, dal loro passato e li restituisce liberi. La morte, precoce, contribuisce a creare un mito postumo sulla sua vita, in cui vizi e passioni romanzano le notti della belle époque nei caffè di Montmartre e Montparnasse, tra il 1906 e il 1920. La leggenda romantica e fragile nasce e cresce dopo la sua fine, tra testimonianze di famigliari, amici e conoscenti, senza aiutarlo in vita a sfuggire alla sua sorte. Ebreo, muore di meningite tubercolare all’Hopital de la Charité di Parigi, a 35 anni, dopo aver contemplato la bellezza di Firenze, Napoli, Capri, Roma, Venezia, e ancora Livorno. Questi, la sua bellezza fatale, una figlia e il tragico suicidio della compagna, Jeanne Hébuterne, sono tra i pochi dettagli certi della vita di un uomo che con i suoi modi, affascina una capitale. A 14 anni, l’allievo più giovane dell’accademia d’arte di Livorno, diretta da Guglielmo Micheli, sceglie già il suo futuro. Determinato e illuminato, non lascia possibilità di opporsi a un percorso considerato bizzarro da una famiglia borghese, sebbene Eugenia, la madre, sia lei stessa a donargli l’amore per la letteratura. Suo malgrado pleurite, tifo e tubercolosi non lo risparmiano, anzi lo costringono a letto per lunghi periodi, nei deliri febbricitanti. Un dualismo che, riflettendosi sulla sua poetica, meditata e priva di risvolti patetici, accompagna una vita segnata dalle difficoltà, e un atteggiamento ottimista e vitalistico di un uomo che lotta per la sua libertà, innamorato di Bergson. Povero e senza successo, con soltanto i suoi ritratti per pagare i conti nei bar e nei bistrot, si vede chiudere la sua prima e unica personale dalla polizia durante il vernissage, colpevole di aver accennato, nei nudi esposti, i peli pubici femminili. Nel 2019, a soltanto 100 anni dalla sua morte, suona ipocrita e ridicola questa motivazione, ma che allora è condivisa dalla morale comune.

 

In rassegna 14 dipinti e 12 disegni dell’artista assieme a opere di Soutine, Utrillio, Valadon e Derain

 

Modigliani, infatti, con grande delicatezza ed eleganza, compie a tutti gli effetti un formale atto di eversione accademica, portando il reale nei canoni fino a quel momento ammessi e concessi. Nondimeno, la dolcezza del suo sguardo avveniristico si posa sui soggetti nudi senza svestirli, in un processo rivoluzionario di sintesi classica e moderna. La sensibilità per i cromatismi delicati, attenuati negli anni del sud della Francia, più accentuati e aspri negli ultimi lavori, si sposa con un equilibrio formale di figure chiuse in silenzi ma vive, in un invito a condividerne l’introspezione. Le linee morbide amplificano senza delimitare il confine degli sguardi trasognanti, alieni, sfuggenti o diretti, di soggetti tradizionali, privati di passioni e carnalità, nell’intento di una fusione spirituale con il pittore. In quasi tutta la sua breve esistenza è concentrato sull’uomo, nell’utopia dell’offerta di un mondo alternativo, un lido lontano dalla guerra mondiale e privata, in cui l’essere umano ottimista possa rifugiarsi, sottraendosi a spazio e tempo. Oggettivando e unificando i soggetti, inizialmente indagati nella psicologia, poi svuotati da segni di riconoscimento in ambientazioni anonime, ricerca e dona a loro, a sé, a noi, costantemente sollievo. Il genere umano è così stilizzato nell’omissione e nella riduzione, lasciando su quei volti asimmetrici e slanciati, la possibilità che si tratti di noi stessi. Modigliani non è soltanto un’esperienza visiva. È la cornice spirituale in cui ciascuno lascia defluire le emozioni, nell’espressione della propria dimensione poetica. In questi giorni, le collezioni Netter e Alexandre, principali sostenitori e mecenati dell’École de Paris, suggeriscono inoltre una riflessione sull’importanza delle figure che veicolano e supportano l’arte, lasciando all’artista il compito creativo. Un centinaio di lavori di Chaïm Soutine, grande amico di Amedeo, Maurice Utrillo che ammalia i collezionisti col suo “periodo bianco” e ancora Suzanne Valadon, André Derain, Moïse Kisling, completano la rassegna, curata da Marc Restellini. Dedo, gli amici e la sua Livorno si ricongiungono, finalmente, in un perfetto equilibrio di malinconia e bellezza.

Elena Altemura

 

Related Post