giovanni raffaelli

Al Palazzo delle Esposizioni di Lucca “La creazione della memoria” di Giovanni Raffaelli
L’eterno racconto

 

Giovanni Raffaelli ha un passato da marinaio. Così, come gli uomini di mare amano narrare la propria storia, la sua è una testimonianza artistica che attraversa tutto l’arco della sua vita, a partire dagli anni dell’adolescenza, in cui già si dilettava col disegno, fino a oggi.

 

A Lucca, nel Palazzo delle Esposizioni, col patrocinio della Fondazione Banca del Monte di Lucca e la Fondazione Lucca Sviluppo, getta quindi l’ancora fino al 29 settembre “La creazione della memoria”, la mostra antologica a ingresso libero del pittore, curata da Adolfo Lippi.

 

Non una semplice collezione cronologica di oggetti, ritagli, ricordi, ma la restituzione, in 60 opere, di un passato rimaneggiato dalla personale visione poetica dell’artista, dai toni decisamente ironici e dissacranti. Così, dalla valigia emergono papi, madonne, navicelle spaziali, robot, medicinali, giocattoli, slogan pubblicitari, particolari anatomici e simboli politici, a raccontare dell’educazione cattolica, dell’attivismo, della voglia di esplorare il mondo rivoluzionandolo. Fedelmente alla natura scientifica del meccanismo psichico di recupero delle informazioni, Raffaelli sottopone tutti i suoi ricordi a un processo di cancellazione, sovrapposizione, rielaborazione, nello stesso spirito in cui Primo Levi ricordava, con preoccupazione, che “la memoria umana è uno strumento meraviglioso, ma fallace”.

 

Il linguaggio dell’artista evolve durante tutta la produzione: nato a Viareggio, frequenta gli scenari artistici londinesi, romani, milanesi, dove entra in contatto con Scanavino, Baj, Maccari, Festa, Schifano, ma l’amicizia determinante è quella coltivata a casa, con Antonio Possenti.

 

“Dagli anni ’50 a oggi la mia arte è cambiata ed è maturata con me, ma quando vedo le mie opere le riconosco subito, mi parlano e raccontano gli anni che tutti abbiamo vissuto, attraverso immagini che sono entrate nella mia vita e in quella di tanti”. Con queste parole si rivolge a un pubblico universale, nell’atto di scardinare i cassetti di chi è stato spettatore contemporaneo, ma anche stimolare la ricerca e la riflessione in chi rimane affascinato e incuriosito dal suo stile compositivo equilibrato e rigoroso.

 

A cavallo tra razionale e sovrannaturale, nello sguardo di Giovanni Raffaelli qualcuno ritroverà lo stesso potere ipnotico del vecchio marinaio della ballata di Coleridge, impaziente di rivivere in eterno la sua esperienza esistenziale. Provare per credere.

Elena Altemura

 

 

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