Olafur Eliasson Big Bang Fountain

Alla Tate Modern la mostra che fa riflettere sulla vita reale

All’inaugurazione di “In Real Life”, mostra monografica dedicata dalla Tate Modern al trentennale lavoro di Olafur Eliasson, l’artista si è presentato in giacca elegante, con al collo la pila a luce solare da lui brevettata. Non lontano c’era una cascata con acqua vera: Waterfall. Undici metri di liquido scrosciante che, ancora oggi, precipita da tubature e impalcature ben visibili. In questa accoglienza, ritroviamo le metafore di quanto vediamo – meglio: percepiamo – nelle sale del museo che già nel 2003, ospitò The Weather Project : un ambiente illuminato da un sole artificiale creato con 200 lampadine a monofrequenza. Ora come allora, attraverso il linguaggio della luce, con degli artifici in grado di alterare la percezione della realtà, il William Turner dell’Installation Art, invita a profonde riflessioni sulla nostra percezione del mondo e, soprattutto, sulla necessità di una evoluzione ecocompatibile. L’arte di Eliasson si pone, quindi, in linea con i più contemporanei linguaggi relazionali, tant’è che l’artista stesso la definisce: “aperta e inclusiva, non chiusa ed esclusiva”. Le esperienze artistiche fruibili nelle sale del museo passano dal percorso attraverso un tunnel di 40 metri di nebbia gialla (Your Blind Passenger) all’attraversamento di un corridoio di specchi (Your Spiral View). Proseguendo, poi, incontriamo una parete ricoperta da licheni profumati (Moss Wall) e improvvisamente torniamo consapevoli del nostro senso dell’olfatto. Tutto questo ci appare come il mondo reale ma, subito, nell’ombra incerta e colorata di Your Uncertain Shadow Colour, percepiamo proprio l’incertezza di questa realtà.

 

Emerge l’appello per una evoluzione ecocompatibile della nostra stanca civiltà

Nella rassegna monografica sono raccolti 37 progetti sviluppati nel corso di 30 anni

 

Le sollecitazioni dei sensi di Eliasson conducono, quindi, a riflessioni esistenziali. Tra queste, in particolare, quelle sui cambiamenti climatici. Ice Watch, l’orologio di ghiaccio formato con blocchi raccolti tra quelli che si staccano da un fiordo della Groenlandia a causa del riscaldamento globale, è l’opera collocata davanti alla Tate Modern lo scorso dicembre come prodromo della mostra attuale. In rassegna ora è visibile The Presence of Absence Pavilion, una scultura in bronzo rappresentativa del vuoto lasciato da quello scioglimento. Eliasson riflette e propone progetti sul tema dell’energia sostenibile e nel 2012 elaborò il progetto sociale Little Sun: una torcia a batteria solare che ricorda una margherita gialla. Anche alla Biennale di Venezia del 2017, con il suo Green Light Workshop, Eliasson sviluppò un progetto sociale, coinvolgendo migranti e rifugiati in un laboratorio per la creazione di lampade modulari riciclabili di luce verde. I 37 progetti riuniti alla Tate a ripercorrere 30 anni di carriera artistica, oggi, costituiscono una sollecitazione poetica all’umanità a ricercare una bellezza di forme e contenuti come quella dell’opera Beauty, la macchina creata per far nascere arcobaleni in un interno. Grazie, Olafur: per il messaggio di pace dei tuoi arcobaleni.

 

Olafur Eliasson
In real life
Tate Modern
Londra
A cura di
Mark Godfrey
Emma Lewis
Fino al 05/01/2020

Michele Ciolino

 

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