MAURO DRUDI Installazione/installation Ottagono Santa Caterina, Cefalù, 2019

L’artista moltiplica in chiave pop il dipinto di Antonello Da Messina

 

Mauro Drudi ha scelto l’Annunciata di Antonello da Messina come immagine guida di un’indagine da indirizzare al variegato mondo femminile. Per quale motivo? Perché ha individuato nello sguardo dolce e indagatore di questa figura un comportamento che travalica il tempo e giunge fino a noi con la purezza e l’insistenza inquisitoria che appartiene geneticamente alla donna e la rende in ogni declinazione e in ogni circostanza unica agli occhi del mondo. L’artista ha estratto le linee essenziali di quel volto, quelle che dividono la luce dall’ombra, e le ha trasferite sulle più disparate superfici che vanno dalla tela al legno alla iuta e così via, per ribadire che questa sua “lei”, così ossessivamente ripetuta a ogni approccio contemplativo, si propone in modo imperturbabile nei vari momenti raffigurati. A sottolineare tale atteggiamento, ha eretto in chiese consacrate e sconsacrate e musei ampie pareti composte dall’intarsio e dalla sovrapposizione di questa particolarissima icona variamente dipinta su legno o tela quasi ad abbracciare e ad assorbire i visitatori. Lo sguardo insistito di “lei” insegue come una memoria e come una sorpresa chi non riesce ancora a recepire l’insistita presenza di una simile realtà nei transiti di ogni giorno. Il comportamento creativo di Drudi assume anche il valore di un’operazione concettuale: l’intenzione ripetuta travalica a un certo punto l’immagine stessa per conservarne l’essenziale, insita qualità del messaggio. Pertanto, la figura si esalta e si trasferisce nel valore del segno proponendosi come emblema, simbolo, specchio della verità che contiene. Ha affermato lo stesso autore: “Ogni quadro diventa la storia di una donna, una storia che nasce dalla sensibilità dello spettatore, più che da quella del pittore, dalle sue esperienze, dal suo stato d’animo, dalla sua vita”.

 

Una figura riconoscibile nella miriade di immagini che tempestano il nostro tempo viene riprodotta in diversi formati e colori

 

E viene anche alla mente quanto ha dichiarato Andy Warhol a proposito del personalissimo lavoro: “Tutte le mie immagini sono le stesse… ma anche molto diverse… Cambiano con la luce dei colori, col momento e l’umore. La vita non è forse una serie di immagini che cambiano mentre si ripetono?”. Lo stesso Drudi non fa mistero di essersi accostato, nell’approccio creativo, allo stile pop di Warhol e alla ricercata ripetitività del soggetto raffigurato proprio “per creare un’icona, un’immagine riconoscibile nella miriade di immagini che tempestano questo inizio di millennio, riproducibile in qualsiasi colore, formato, taglio, proporzione e su qualsiasi materiale”. Ma con un importante distinguo. Se Warhol, nella sua critica disamina, prende le mosse dalla pubblicità e dal rito del consumismo per esaltarne o denunciarne i vari aspetti anche formali, Drudi si avvale della medesima immagine, variamente declinata su ogni supporto, come trappola per catturare l’attenzione di chi osserva e per contaminarne il pensiero: la sua ripetuta Annunciata si comporta come una sorta di Leitmotiv di seducente attrazione e persuasione. E di denuncia di tutte le sopraffazioni che riguardano ancora oggi l’universo femminile. Proprio per tale motivo questa Annunciata, così rinnovata e riletta nelle intenzioni del nostro autore, si propone come un efficace monito da riversare nel quotidiano che ci contempla.

 

Mauro Drudi
Fabbrica del vapore
Milano
Fino al 16/02
Info: Galleria Vega
www.galleriavega.com
galleriavega@gmail.Com
Mauro Drudi
www.drudi.It

Luciano Caprile

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