pietro del corto

La Versilia nel cuore e nel pennello
È di scena una pittura figurativa ma emozionale

 

EMERGE L’AMORE ASSOLUTO PER LA
SUA TERRA, DI CUI COGLIE I COLORI
DEL MARE E DELLE ALPI APUANE
QUESTO IL LUOGO DOVE L’ARTISTA VEDE SE
STESSO, DOVE RESPIRA A PIENI POLMONI, BEN
LONTANO DA OGNI DIVAGAZIONE CONCETTUALE

 

 

Una passione è tale solo nel momento in cui, al cospetto degli affanni della vita, mantiene intatto il proprio fascino vitale: ben in profondità, questa affonda nel tempo in cui ciò che ci circonda ha il colore più vivido, l’aria improvvisa è più fresca e il domani è solo una delle tante parole senza senso di una calda e assolata giornata estiva.

Per Del Corto la pittura nasce là, negli anni della fanciullezza trascorsi sul lungomare di Lido di Camaiore che ancora chiamavano Fossa dell’Abate, quando lui decide chi vorrà diventare: i colori impastati sulle dita e l’asfalto scaldato dall’afa, l’odore del gesso, la sensazione ruvida della carta sparsa per strada e lo sguardo ammirato di chi, nella sua passeggiata, si ferma di fronte a quel nuovo prodigio. Così l’incontro con il pittore catanese e amico di famiglia Gino Magrì; e, soprattutto, con Galileo Chini, meraviglia del liberty italiano: primi, mai dimenticati maestri. In effetti, la pittura dell’artista presenta talvolta certe effusioni tonali rintracciabili nel Chini più onirico – a cui, ancor oggi, è assai complesso opporre resistenza – sebbene più evidenti siano le attenzioni per una figura umana aggraziata, elegante e delicata, sia questa recuperata dagli studi accademici sui grandi modelli del rinascimento che in linea che considerazioni formali dal sapore simbolista: alle quali, comunque, egli assegna poco più che un’idea, attratto altresì dal rapporto con una terra che vive da sempre e che non dimentica mai di annotare. Per molti versi, anche al cospetto dei tempi che corrono, la sua è infatti una pittura fin troppo onesta e mai del tutto convinta da una vuota ricerca estetica: una pittura nella quale la figurazione è solo un pretesto formale e subordinato a una perseguita narrazione emotiva.

La sua Versilia, quella striscia di terra che divide e accomuna, è infatti amore assoluto, è il colore delle Alpi Apuane filtrato dal sale del mare, sono l’odore del vento e la quiete di un luogo che rimane immutato. Metafisico e riflessivo, lo spazio è di conseguenza del tutto alluso, definito da una costruzione prospettica che ha più a che fare con il ricordo dell’istante che con la realtà registrata: è questo il luogo dove l’artista vede se stesso, dove egli respira a pieni polmoni impostando il pensiero, lontano da qualsiasi ingannevole e fin troppo comune divagazione concettuale per la quale Del Corto non sembra provare alcun interesse.

Francesco Mutti

 

 

 

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