“La seconda navigazione”: la mostra di Carmine Galiè a Milano

La seconda navigazione
Carmine Galiè
Archivio Galleria Lazzaro by Corsi
via Cenisio 50
Milano

1/10 – 17/10

Si inaugura il 1 ottobre alle 17, presso Archivio Galleria Lazzaro by Corsi, in via Cenisio 50 a Milano, la personale dell’artista di Giulianova (Te) Carmine Galie’, “La seconda navigazione”, a cura di Massimo Pasqualone.

Carmine Galiè, in questo secondo percorso zetetico, ci presenta un’attenzione precipua ai plastici simboli del mare e, mutuando una terminologia filosofica appartenente al Fedone di Platone, arriva ad una seconda navigazione, metafora desunta dal linguaggio marinaresco che indica quella navigazione che si intraprende quando cadono i venti e la nave rimane ferma: in tale circostanza si deve por mano ai remi, e in tal modo, con la forza delle braccia, si esce dalla situazione prodotta dall’incombere della bonaccia. Con Sogno e realtà abbiamo assistito ad una prima navigazione fatta con le vele al vento che, in Platone, corrispondeva al tragitto compiuto sulla scia dei naturalisti e con il loro metodo, in Carmine Galiè, invece, ad una poetica di introspezione psichica ed estroiettazione di sentimenti contrastanti, tutti accomunati da cromatismi forti e possenti piani visivi. La “seconda navigazione”, assai più faticosa ed impegnativa, é quella in cui l’artista giuliese naviga senza il timore di fare naufragio, assorbe gli straordinari elementi simbolici e mitologici del mare, in una visione della vita rinnovata e direi quasi palingenetica. Mi sovviene, a tal proposito, un testo lirico della poetessa Alessandra Bucci, Nei giorni buoni: “Come colore puro brillo, nei giorni buoni, e coi pensieri dipingo il cielo, il mare, la terra sotto i piedi. Nuoto tra le onde e lascio scie iridescenti fra i flutti, apro le braccia e disegno l’arcobaleno che, come ponte sospeso, all’infinito mi congiunge e torno a terra come meteora lasciando nel blu una pennellata di me”. Dopo aver lasciato i flutti, l’artista si lascia emozionare dall’azzurro acceso del mare, osservandolo da lontano, ed ecco un’altra plastica visione di Alessandra Bucci, Alta Marea: “Ti aspetto, sollevati a me fino a lambire il mio intimo mare, capovolgi la mia visione e restituiscimi l’azzurro acceso delle onde andate”. I piani visivi si trasformano, i cromatismi assorbono l’attenzione del lettore dell’opera d’arte, il mare diventa la grande metafora della vita, che ad ogni istante ci trasforma, apparentemente immobile ma sempre in movimento, direbbe Montale. Un cambiamento nella poetica, una decisa evoluzione nello stile fanno di questa seconda navigazione di Carmine Galiè un interessante tassello nel cammino dell’artista che da ormai quarant’anni vive il tempo della bellezza e dell’arte attraverso uno studio costante e severo della realtà, introducendo nell’opera d’arte elementi biografici che diventano universali quando la storia si fa Storia, quando le onde degli attimi e dei secondi inducono davvero ad una riflessione generale sul senso o sui sensi della vita. Lo dimostrano le opere dedicate ai paesaggi, alla ricerca di una quiete che solo la natura può e sa dare, con un’attenzione precipua al silenzio di cui necessita ogni artista vero. Non mancano dotti riferimenti alla mitologia, a Nettuno, alle Sirene, che ancora oggi irretiscono coloro che navigano nel mare della vita, che ha sempre mille e mille rive e che all’artista non bastano. Carmine Galiè approda, dunque, ad una raffinata ricerca, coinvolge il lettore dell’opera d’arte facendolo attenzionare a cromatismi desueti e miti rivisitati in chiave moderna, perché è davvero questo il ruolo dell’artista, espresso chiaramente da Gustave Flaubert: “Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte”.

La mostra resterà’ aperta fino al 17 ottobre.