Omaggio all'ovale metà anni sessanta tecnica mista su cartoncino

È l’approdo di una ricerca che attraversa pittura e scultura

 

Il trattenuto respiro del silenzio e la ricercata sospensione estatica: il gesto di Turi Simeti si nutre di tali magie creative da riflettersi in quelle estroflessioni che dilatano la tela alla conquista dello spazio. Il pensiero corre a Lucio Fontana che attraverso i tagli e i buchi intendeva varcare i limiti della superficie per entrare decisamente nell’ambito di una nuova dimensione. Simeti ha sempre conciliato l’armonia concettuale e narrativa delle sue opere su tela con una vocazione scultorea e pertanto i suoi celebri ovali hanno trovato nel tempo una misura e una collocazione tridimensionale offrendosi come monumenti di essenziale simbologia narrativa.

 

Dalla tela alla conquista dello spazio, fino alle recenti forme plastiche

 

Vanno infatti percepiti e accolti come testimonianze dei passi esistenziali che misurano i giorni di ciascuno. Privati del contorno di una struttura che favoriva la spinta del loro sviluppo, ora devono fare i conti col mistero di una diversa situazione percettiva che li accoglie, li distilla e ne misura l’impatto con l’ambiente. Già molti anni fa Simeti aveva diversamente occupato lo spazio con i suoi lavori alla ricerca di un nuovo rapporto con se stesso e con l’esteriorità: nel 1967 aveva disposto sul pavimento del suo studio di New York alcune tele allestendo una singolare sequenza di crateri vulcanici. Tale esperimento era stato da lui ripe tuto ed esaltato l’anno successivo nel corso di una per sonale ospitata presso la Galleria Cadario di Milano. Nel 1975 il maestro siciliano ha quindi realizzato tre ovali da sistemare all’aperto e una serie di elementi in bronzo.

 

Le sue opere densamente simboliche hanno trovato nel tempo misura e collocazione tridimensionali

 

Ma non aveva mai tralasciato la ricerca sul rapporto tra la superficie della tela e le caratteristiche forme che da questa si sviluppano. Emblematicamente un momento significativo del personale iter artistico è legato alla “Scultura per Gibellina” del 1979 dove il gesto si inserisce tra le recenti ferite della sua terra. Ora è la volta del grande ovale in marmo perla to concepito per la nativa Alcamo e sistemato in piazza Bagolino su un bastione che domina la città. Da qui si offre come un nuovo sole che accoglie e riflette la luce della speranza. Grazie alla sua forma ellittica, esprime inoltre un dinamismo espansivo che conquista l’ambiente, ne dilata le misure e coinvolge emotivamente chi contempla una tale meraviglia da accogliere come simbolo di questo territorio. Tale approdo significa per Turi Simeti non solo una ulteriore conquista anche affettiva delle proprie origini ma la consapevolezza dell’efficacia di un messaggio dall’importante valore artistico e dichiarativo. Pertanto le sue caratteristiche composizioni, non solo quelle scaturite dalle tele sistemate alle pareti ma anche quelle che esprimono la loro forza evocativa attraverso la libertà della forma tradotta in materia, si arricchiscono di preziose letture grazie al maggior coinvolgimento della gente che interroga queste opere e di riflesso si interroga. Pertanto la scultura per Alcamo assume un valore che travalica, come si diceva, il luogo della sua collocazione. È come se il candido marmo si comportasse veramente come un nuovo sole per diffondere ovunque il salvifico potere dei suoi raggi. È il ricorrente e magico potere dell’arte, è lo straordinario potere del pensiero e del gesto di Turi Simeti. 

Luciano Caprile

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