Andrea Pirani La città dell’uomo

La sua opera pone domande prive di risposte certe

 

Esiste un filo conduttore che unisce le opere di Andrea Pirani, seppure in esposizioni differenti e collocate in epoche diverse. Infatti, anche se cambiano le sue modalità espressive, che sono anche esigenze comunicative, in dialogo col tempo che muta, le motivazioni alla base di quanto potremmo definire “la sua dannazione” sono sempre le stesse: la ricerca dello scopo di un percorso, del senso, se esiste, di un disegno complessivo e la necessità (irrazionale?) di contaminazione estetica, di armonia (Kandinsky, Goethe). Queste motivazioni esigono trascendenza. Secondo il modello eliotiano di birth/ death/rebirth sotteso alla stessa ricerca di Yeats? Difficile da affermare con certezza, ma quello che è evidente, perché nei fatti, è l’influenza e la fascinazione di pensatori come Rudolf Steiner, Thomas Stearns Eliot, Fernando Pessoa, William Butler Yeats. Quest’ultimo poeta ci riporta, tra l’altro, al tema della mostra appena conclusa di Parigi (Mizen Fine Art Gallery – “La metafora dei coni rotanti” – a cura di Michele Ciolino).

 

Simbolismo e armonia estetica i fili conduttori dell’ispirazione dell’artista in cerca di trascendenza

 

Qui ritroviamo per intero le motivazioni di cui si parlava poc’anzi, con la medesima ricerca di armonia estetica, ma con una prevalenza rispetto alle precedenti esposizioni della rappresentazione simbolica. Ho potuto constatare quanto sia difficile per un artista, che per darsi pace deve incarnare la propria misteriosa interiorità su un supporto fisico, riuscire ad analizzare a un livello profondo le cause e le conseguenze di una lettura simbolica del mondo. Come concepire il simbolo? Come pensare compiutamente ciò cui inerisce? Di che natura è il legame con l’oggetto simbolizzato?

 

Nei fatti si ravvisa l’influenza di pensatori e poeti come Steiner, Eliot, Pessoa e Yeats

 

Come spiegare razionalmente il profondo intreccio che si viene a creare tra mondo e sua rappresentazione? Certo è che grazie alle suggestioni di William Butler Yeats, Pirani risponde a una sua propensione interiore e segreta che lo allontana da un pensiero lineare, cartesiano, razionale del mondo. Anche le “curvature”, molto presenti in questi lavori parigini, come estremi da ricongiungere hanno simbolicamente a che vedere con “La mente divisa” di Steiner.

 

La metafora dei coni rotanti è il titolo della mostra alla Mizen Fine Art Gallery di Parigi

 

Che cosa vogliamo rendere uno, i nostri due emisferi cerebrali apparentemente separati, o la visione circolare della vita, o entrambi, oppure la luce e l’ombra dei coni rotanti di Yeats? Forse, è proprio il simbolo a permettere questo approccio che potrebbe, a sua volta, portarci a una riflessione lenta sul nostro viaggio a ritroso, per esempio verso la casa del padre nella visione cristologica di Steiner. Sono domande prive di risposte certe e, forse, proprio queste non risposte consentono a Pirani di continuare la sua ricerca nella consapevolezza che, in fondo, pervenire al desiderato fine non è poi più importante del desiderio di intraprendere e percorrere sempre nuove strade per arrivarci.

Olindo Parini

 

 

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