PINK FLOYD, The Dark Side of the Moon, 1973 Progetto grafico/Graphic project Hipgnosis ©Capitol Records

Internet scelta obbligata per dialogare con l’esterno

Sette anni di “studio matto e disperatissimo” costarono, a un giovane Leopardi in isolamento volontario nella biblioteca del padre, non pochi problemi di salute. Di nuovo artisti e non artisti si ritrovano oggi, ricurvi su un tavolo da pranzo, a riflettere su una pandemia che imprigiona tra cucina e camera da letto. Un dato di fatto: il digitale non è più soltanto una scelta, ma l’unica finestra rimasta aperta sul mondo là fuori. Un melting pot di tour virtuali, caroselli di foto e maratone streaming sovraccarica la rete tra scorci di collezioni e mini concertini. La risposta degli utenti, che tendono a prediligere i contenuti musicali, riflette però, una differenza strutturale. L’immagine della Gioconda non è la Gioconda, ma una sua riproduzione. Possiamo zoomarla morbosamente, ascoltare il commento critico, ma non stiamo interagendo direttamente con l’opera, bensì con il surrogato.

Non stiamo provando alcun senso di spaesamento e venerazione di fronte a quello sguardo alla parete che ci segue sempre. La digitalizzazione dell’arte analogica non è arte digitale, per questo non emoziona quanto Dark Side of the Moon dei Pink Floyd ascoltato in cuffia: un prodotto finito, partorito esattamente per quel tipo di piacere. Da tempo, nel settore musicale la tecnologia è intrinseca al processo di creazione, distribuzione e fruizione. Senza pretendere un’attenzione esclusiva, può fondersi con la spesa al supermercato, la sessione di ginnastica, lo smart working. Parallelamente, in un passato recente, l’avvento del web ha avvicinato le arti visive a questo meccanismo, espandendo la definizione stessa di arte, scollegata dall’unicità e dall’autorialità in favore di ibridazione, interazione e remix; pensiamo alla net.art in cui artista e utente si scambiano, in un crossover di tecniche e medium. Gli artisti di fluxus, già negli anni ‘70, proponevano un’arte svincolata dalla narrazione.

Ma i social di settore si limitano in questi giorni, nella maggior parte dei casi, a documentare passivamente processi creativi altrui. Intrigante il caso di Fondazione Prada che, con Love Stories, coglie l’opportunità di valorizzare forme di comunicazione che coinvolgono i follower in un sondaggio ideato da Francesco Vezzoli, beffando i limiti imposti dalla quarantena. Uno dei progetti per il digitale nati da questa particolare condizione che, forse, contribuiranno a radicali cambiamenti nel sistema dell’arte.

Elena Altemura

LEONARDO Ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo/Portrait of Lisa Gherardini, wife of Francesco del Giocondo, 1503-04 ca.
LEONARDO
Ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo/Portrait of Lisa Gherardini,
wife of Francesco del Giocondo, 1503-04 ca.

nasce a Viareggio. Poliglotta per passione, studia Ingegneria, ma i numeri le danno alla testa. Digital marketing specialist, entra in contatto con ARTEiN World come performer artistica. In attesa di iscriversi all’albo dei giornalisti, di notte, scrive.

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