Da sinistra Dom Donato Ogliari Paola Romano Roberto Capitanio

Sulla tela il misterioso satellite ci ripropone gli enigmi di sempre

 

Proprio come accade al pastore errante di Leopardi, la luna è da sempre interlocutrice fedele di domande che ci accompagnano per tutta l’esistenza. Sta lì, a ricordare che siamo incompiuti. In virtù del suo fascino misterioso ci cattura e accompagna per mano verso l’infinito. Tensione che rimane, però, incastrata in una vita e in un mondo finiti. In questo intervallo sospeso, che non è finito né infinito, si esprime l’arte di Paola Romano – ora in mostra all’Abbazia di Montecassino – Succisa Virescit, Ombre e Luci, a cura di Roberto Capitanio. La precisione e la finezza delle sue pennellate evocano suggestioni che rimandano, inevitabilmente, ad altro da sé. La sua arte, leggiadra e piena al contempo, ricorda che siamo esseri mancanti e grazie alla sua vocazione allusiva è in grado di farci sentire vivi attraverso un dialogo intimo e travolgente con le sue opere.

 

Queste lune sono come simboli che ci invitano a gettare lo sguardo verso un oltre e a trascendere il quotidiano

 

È così che l’immagine della distruzione, quella che nel 1944 spazzò via il millenario monastero di Montecassino, rimanda ad una sensazione spirituale che trascende la guerra stessa. Quasi a significare che la vita è un compimento mai del tutto acquisito. E, soprattutto, che la fragilità è vitale. In questa chiave di lettura, la nascita rappresenta l’opportunità di un viaggio verso la pienezza, che non è mai terrena. È l’uomo stesso ad accorgersene, nel suo perenne sforzo di ricerca verso ciò che gli sfugge. Ecco che anche la più terribile delle devastazioni non è mai così compiutamente devastante: permane, sempre, un anelito di vita. Attraverso le sue molteplici e imperfette lune, l’artista sembra voler suscitare nei visitatori quello che Roberto Capitanio chiama “spiazzamento percettivo, quasi fosse una differente lettura dello stesso soggetto, in tempi, momenti e condizioni diverse”. Scelga ognuno, dunque, dentro di sé la risposta alla domanda senza tempo: “Che senso ha la vita?” La pittura di Paola Romano ci insegna che ogni cosa è mutevole e che in quella mutevolezza ognuno troverà la propria stabilità. Ci mette però anche in guardia dall’inganno: persino il nostro fedele satellite, che rappresenta il sogno e il mistero, ci rivolge sempre la stessa faccia. Ma come rievocano le sensazioni di un altro poeta amante della Luna, Italo Calvino, chi la ama “non si accontenta di contemplarla come un’immagine convenzionale, vuole vedere di più nella luna, vuole che la luna dica di più”. Un concetto che ripreso da Martina Valente con grande maestria quando afferma che la Luna è, per Romano, simbolo di rinascita e “come essa si rigenera ogni volta nelle mani creatrici dell’artista”. E di queste lune, come simboli che “ci invitano a gettare lo sguardo verso un oltre e a trascendere lo scorrere, spesso incerto e contraddittorio, della quotidianità” scrive in catalogo Dom Donato Ogliari, l’Arciabate di Montecassino.

 

Paola Romano
Succisa Virescit
Ombre e luci
Abbazia di Montecassino
A cura di
Roberto Capitanio

Silvia Toniolo

 

 

 

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