Artissima 2019

Ma la fiera non è quella che vedete nei social: con 55.000 visitatori, 208 gallerie provenienti da 43 paesi, la manifestazione diretta da Ilaria Bonacossa conferma un altissimo livello

 

Entri, scatti compulsivamente foto a destra e a manca, esci. Che ti è rimasto? Culturalmente forse gran poco, ma quelle foto ti bastano a dimostrare al tuo più o meno preparato pubblico dei social che alla fiera ci sei stato. Si sa che le opere più acchiappa like non sono per forza quelle migliori, anzi, spesso la spettacolarizzazione è inversamente proporzionale alla qualità, ma a chi non è potuto andare giungeranno soltanto le opere che passano sui social, quindi quell’ingenua foto scattata un po’ sfocata tra un aperitivo e l’altro, tra strette di mano e finti sorrisi ad amiconi appena conosciuti, avrà un effetto a cascata non indifferente. Quindi, perché non analizzare questa fiera considerando la risposta dei social?

 

Tra le opere più gettonate, il gradino più alto del podio spetta a neon e scritte, meglio ancora se scritte al neon, ed è normale. La parola aiuta sempre a mantenere un contatto con il pubblico. Leggendo, lo spettatore si sente di comprendere quel linguaggio e per transitività si illude di comprendere anche l’opera. Ecco che il lavoro di Kosuth Tecum venitque manetque. With you it comes, with you it stays e il cartello stradale girato Here the artist lies di Matteo Attruia centrano il bersaglio e si imprimono nella memoria digitale di buona parte degli smartphone presenti in fiera. Secondo e terzo posto sono combattuti da movimento e dimensione. Tra questi due estremi si collocano parrucchini mobili, divani che sembrano letti, set di pentole, pagnotte blu e verdi, un manichino stendipanni, un portabottiglie gigante di fronte a cui anche Duchamp si sarebbe inchinato, cavi neri che riempiono tutto lo stand e infine i tappetai che non mancano mai.

 

Per fortuna, in mezzo a questo tripudio del non sense, qualche like se lo guadagnano opere davvero interessanti che mettono d’accordo più di un addetto ai lavori. Tra questi Carmen Argote presentata da Ballon Rouge Collective.  L’artista messicana, reduce da un’importante personale al New Museum di New York, dipinge le sue carte attraverso un pigmento composto da avocado e altre componenti naturali e con le mani plasma questa materia che una volta sul supporto restituisce la gestualità realizzativa. Nelle opere sono presenti delle forme in negativo che delimitano degli spazi non accessibili alla pittura, dove il colore ossidato è off limits. Ishan Oturmak presentato dalla galleria Oktem Aykut ha esposto una serie di piccole tele che rappresentano le auto delle forze dell’ordine schiantate, mentre Sara Zanin Gallery ha presentato i lavori di Kristof Kintera. La Galleria Massimodeluca ha riscosso un notevole successo con gli ottimi lavori di Matteo Attruia e del duo artistico VOID composto da Mauro Vitturini e Arnaud Eeckhout. Infine, tra gli stand più interessanti c’è anche Dix9 con il solo show di Layla Cardenas.

 

Per quanto riguarda invece gli artisti storicizzati, nella precedente edizione erano prevalse le tendenze optical/cinetiche e la pittura analitica, quest’anno è stato il turno dell’arte povera. Ovviamente parlando di grandi nomi non ci può essere ricerca, le cifre richieste escludono categoricamente gli emergenti. Tra i più gettonati Penone, Zorio e soprattutto Calzolari. Gli stand che hanno confermato la qualità di queste proposte sono stati Tucci Russo con Penone, Anselmo, Long e Paolini, Dep Art con Boetti, De’ Foscherari con Zorio, Calzolari e Parmiggiani, Lia Rumma con Zorio, Beecroft (uno dei celebri scatti della performance a Castello di Rivoli), Mulas, Agnetti e Jaar, Repetto con Ghirri, Paolini, Lai, Sassolino e Calzolari.

 

Concludiamo con qualche dato tecnico. Questa 26° edizione, la terza consecutiva diretta magistralmente da Ilaria Bonacossa, ha chiuso i battenti con 55.000 visitatori venuti da tutto il mondo per la fiera più internazionale e contemporanea d’Italia (208 gallerie provenienti da 43 paesi). Si può affermare, dopo aver sentito diversi pareri dei galleristi che hanno partecipato, che questa è stata un’edizione di altissimo livello e il riscontro del pubblico conferma un trend in continua crescita. Fiere di questo livello ci fanno ben sperare. Al prossimo anno.

Cesare Orler

 

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