Vittorio Sgarbi

Perché la rissa fa sempre audience

Voglio difendere il Vittorio nazionale. Non che ne abbia bisogno, s’intende, ma oggi mi sembra giusto stare dalla sua parte. E ora vi spiego perché.

Perché litigare stanca. Litigare in televisione è davvero stancante. Meglio sarebbe leggere Pavese e Montale, parlare di Caravaggio e Van Gogh, ma la gente, la gente vogliono che si litighi (lo so, si scrive al singolare, ma così è più bello). Sennò si annoia.

Il punto è un altro: se in una trasmissione inviti uno come Sgarbi, lo fai perché sai che poi litigherà con qualcuno, sai che a breve darà del coglione o della mignotta a secondo di chi avrà di fronte. A quel punto, però, tu conduttore, non lo puoi richiamare perché si è incazzato, perché sarebbe come riprendere Rocco Siffredi se parla di sesso, oppure Vissani se nomina la bistecca.

Se chiami certa gente, è perché vuoi che parlino di quello.

Direte: perché non invitare Sgarbi e fargli parlare d’arte? Risposta: perché pochissimi se lo filerebbero. Faccio degli esempi: su YouTube il video in cui il Vittorio nazionale racconta l’arte, fa 9.646 visualizzazioni, quello in cui litiga con la Mussolini 1 milione; quello in cui parla di Michelangelo e Caravaggio raggiunge i 5.134, quello in cui se la prende con Benigni, 2,2 milioni; quello dove spiega il Cenacolo di Leonardo 65.724 visualizzazioni, quello in cui litiga con un tale che si chiama Barbacetto, 4,2 milioni. Sgarbi che si scatena sull’arte italiana: 7.365; Sgarbi che si scontra con Emma Garrone e Massimo Giletti: 2 milioni.

Se avete tempo da perdere divertitevi e conteggiate tutti gli altri.

Di chi è la colpa? Del conduttore o di Vittorio Sgarbi? Di nessuno dei due. La colpa, da quando hanno inventato il telecomando, è sempre e solo di chi guarda.

Sono convinto che preferirebbe cento volte andare su Rai Uno a parlare di Lorenzo Monaco, anziché litigare. Preferirebbe leggere Leopardi e Cardarelli, piuttosto di vomitare bile a chi ha di fronte. Il problema è che non interesserebbe a nessuno. Soprattutto a tutta quella gente che dice “quando parla d’arte lo ascolterei ore, ma quando litiga cambio canale”. Balle. Sono loro i primi che cambierebbero canale qualora parlasse d’arte.

Ma a parlare, in televisione, sono i numeri. La gente vogliono (sempre al plurale) sangue e violenza e non panneggi e chiaroscuri rinascimentali.

Quindi tutta la mia solidarietà a Vittorio Sgarbi, costretto a insultare e a inveire contro chiunque non per la gloria, ma per gli ascolti e quindi per noialtri.

E pensare che potrebbe parlarci di Roberto Longhi…

Carlo Vanoni

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