Luca Zaia

Intervista al presidente della Regione Veneto.

Siamo la prima regione turistica in Italia con 17 miliardi di fatturato e 70 milioni di presenze all’anno

Certo, presidente Zaia, chi l’avrebbe detto solo qualche mese fa che si sarebbe trovato a dover governare una epidemia così estesa.
“Di certo no, come nessuno nel mondo. Quel giorno che mi arrivò la telefonata che mi avvisava dei primi due casi in Veneto capii con chiarezza che stavamo andando incontro a un evento epocale. Mi precipitai all’Ulss di Padova e in poche ore ebbi la capacità, la fortuna, e l’affiancamento della scienza, per affrontare questo dramma nel migliore dei modi possibile. Decisi in perfetta solitudine la prima mossa, di fare il tampone a tutta la popolazione di Vo’ (in parallelo con l’isolamento totale del paese), scelta che fu contrastata da mezzo mondo e dalle istituzioni scientifiche di riferimento del Governo. Partimmo da lì. Da allora molta strada è stata fatta, ma molta altra ci aspetta. Poi arrivò il professor Crisanti, col suo lungimirante consiglio, che subito accolsi, di fare il secondo tampone a tutti i cittadini trasformando il paese in un laboratorio scientifico unico a livello mondiale”.

Isolamento sociale e tamponi su vasta scala la linea da lei intrapresa che ha portato al riconoscimento internazionale del modello veneto per il contenimento della diffusione del Covid-19.
“Se è vero ne sono felice, non certo per la mia persona, ma per aver potuto dare un contributo concreto alla lotta a questo mostro sconosciuto. Dal giorno della difficile decisione di isolare completamente il focolaio di Vo’ Euganeo e di avviare i tamponi a tappeto su tutta la popolazione la situazione è molto migliorata. Nei limiti del possibile il contagio è stato contenuto e le strutture ospedaliere hanno retto l’impatto, anche grazie alla decisione di raddoppiare (da circa 450 a circa 900) i letti di terapia intensiva. Ma la vera svolta è stata quella dei tamponi a tappeto (oggi ne abbiamo fatti quasi 400 mila), grazie ai quali abbiamo ‘scovato’ i positivi asintomatici che, se avessero continuato a circolare, avrebbero diffuso il virus nell’ordine di circa 10 contagi per ogni positivo. Detto ciò va anche detto che il virus non è stato sconfitto. C’è ancora, giorno dopo giorno cominciamo a conoscerlo, ma dovremo conviverci ancora a lungo. Per questo io sono fautore di una ripartenza consapevole, con regole fisse da rispettare come la distanza sociale e l’uso di mascherine e disinfettanti perché, dopo due mesi di lockdown la gente soffre sul piano psicologico e l’economia è ferma. Non chiediamo allo Stato sovvenzioni o redditi di cittadinanza. Chiediamo semplicemente di tornare a lavorare, con tutta la sicurezza sanitaria e di prevenzione del caso.

La caccia agli asintomatici ha dato ottimi risultati per il contenimento del virus

Ha preso decisioni forti e dolorose, dalla tempestiva soppressione del carnevale di Venezia alla proclamazione della quarantena per il comune di Vo’ Euganeo.
“Bloccare una manifestazione planetaria come il Carnevale di Venezia è stata una decisione dolorosa, ma già avevamo intuito quanto pericolose potessero diventare le aggregazioni di massa per favorire la circolazione del virus. Forse siamo riusciti a salvare delle vite! Vo’ è tutta un’altra storia: avevo il conforto dei nostri scienziati e tanto mi bastava. Piuttosto dobbiamo essere grati alla popolazione di Vo’, che si è messa a disposizione con un grande senso civico.

Coraggio e senso di responsabilità le vengono riconosciuti da più parti.
“Se è vero, non può che farmi piacere ma, mi creda, è un piacere che condivido con tutti i Veneti, che si sono comportati da eroi, con i nostri bravi sindaci, con i nostri scienziati, con le Università di Padova e Verona, con i sanitari al fronte negli ospedali, con le forze dell’ordine che hanno garantito tranquillità e rispetto delle regole, con decine di migliaia di lavoratori della sanità e dei servizi essenziali che non ci hanno pensato un attimo a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Senza di loro non ce l’avremmo mai fatta”.

Un numero per tutti: quante vittime sono state risparmiate da scelte tanto drastiche?
“In questo momento è impossibile dirlo, forse migliaia. Le faccio un esempio: quando facemmo il primo giro di tamponi a Vo’ emerse che 66 persone erano positive senza saperlo. Calcolando che allora si riteneva che un asintomatico potesse infettare altre 10 persone, senza i tamponi quei 66 sarebbero diventati presto 660, e poi 6.600, e poi 66.000, e poi 660.000. Ma è solo un’ipotesi, niente di scientifico”.

Passiamo dalla salute all’economia: un bilancio dei danni in regione e quali progetti per la ripresa.
“Sono preoccupatissimo. L’ultimo Dpcm nazionale non dà una prospettiva certa a settori vitali della nostra economia come la riapertura del turismo e del commercio. Lo ripeto: con il virus dobbiamo imparare a convivere applicando rigide ma ragionevoli regole come il distanziamento sociale, le mascherine, la disinfezione, nelle aziende come nella società in generale. Se aspettiamo i contagi zero l’economia morirà e la crisi rischierà di causare più morti e sofferenza del virus. Il Veneto produce 150 miliardi di euro di Pil l’anno e, con la Lombardia, il 37% di quello nazionale. La recessione del Veneto sarebbe, in realtà, la recessione di tutta l’Italia. Le perdite? Sono già miliardi. E la gente, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, comincia a scendere in piazza. Lo fanno con civiltà e rispetto, e io sono con loro, ne va del futuro di tutto il Veneto. Si diano regole chiare di prevenzione e protezione e date certe, si punisca chi non le rispetterà, ma si riapra, si riapra presto. Il Veneto è pronto con manuali chiari e rigorosi per la ripartenza nelle aziende, con le linee guida per riaprire le attività ordinarie degli ospedali, con un sistema di prevenzione e diagnosi ormai affinato e basato non su uno, ma su tre cardini: i tamponi, i kit rapidi, le indagini sierologiche con prelievo di sangue. Per me si potrebbe riaprire tutto da domani, ma non siamo dei ribelli e continueremo a collaborare con il Governo nazionale con lealtà, che significa anche dire che non sei d’accordo e proporre alternative”.

Sulla ripartenza il governatore ha idee chiare: “Rimettiamoci in moto, ma con regole severe”

Venezia, città antica aperta alla contemporaneità anche nel settore artistico, centro di prestigiose manifestazioni internazionali, di biennali e di istituzioni espositive quali Museo Correr, Palazzo Grassi, Collezione Guggenheim. Come riusciremo a far tornare visitatori ed espositori?
“Venezia è la città turistica per antonomasia, ma è solo la punta dell’iceberg. Di certo il turismo mondiale subirà un forte rallentamento globale e per il Veneto, la prima regione turistica d’Italia con 17 miliardi di fatturato e 70 milioni di presenze l’anno è un problema gravissimo. Di sicuro bisognerà rafforzare l’offerta al turismo interno, ma io credo serva anche una grande campagna di informazione internazionale, capace di rispondere alle inevitabili azioni di disturbo di competitor con pochi scrupoli. Parlo per il mio Veneto: stiamo organizzando un’accoglienza con tutte le tradizionali caratteristiche di qualità e ospitalità, alle quali aggiungiamo una serie di elementi di prevenzione, distanziamento sociale, sanificazione, nuova organizzazione capaci di rendere le vacanze belle come prima e anche sicure dal punto di vista della salvaguardia della salute. Il Veneto è terra di turismo per antonomasia e gli operatori turistici veneti sanno bene cosa fare e come farlo.

Ogni evento in laguna cominciava e finiva con una festa: ricevimenti sfarzosi nei palazzi sul Canal Grande, allegre e rumorose combriccole di artisti, galleristi, critici in giro per bacari. Dovremo rinunciarci?
“Per ora sì, ma se continueremo a fare le cose per bene tutto ritornerà. E probabilmente avremo anche imparato ad apprezzarlo ancora di più”.

Forse, sarà la volta buona che si guarderanno con maggior attenzione le opere rispetto alle mise di signori e signore.
“Mi passi una battuta: le opere d’arte e di architettura che può offrire il Veneto sono famose nel mondo e il solo Veneto ne ha di più dell’intera Francia. Non credo proprio che possano temere la concorrenza delle “mise”, né femminili né maschili”.

Una domanda più intima, per finire, Presidente: che effetto le fa girare per una Venezia così deserta?
“Fa male, molto male. Ma ti sprona anche a non lesinare una goccia di energia per fare in modo che torni animata e vitale. Presto, il prima possibile”.

Lorella Pagnucco Salvemini

 

nella sua geografia dell’anima ha Venezia, la città natale, nel cuore e la Versilia eletta a buen retiro. Quando nell’adolescenza le chiedevano che cosa avrebbe desiderato fare da grande, rispondeva sicura: viaggiare e scrivere. Così, per raggiungere lo scopo, si è messa a studiare lingue prima, lettere poi. E sono oltre 30 anni che pubblica romanzi, saggi, scrive articoli, gira per il mondo. Ci sono tre cose - dice - di cui non può fare a meno: il mare, la scrittura, il caffè. Ah: è il direttore responsabile di ArteinWorld.

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