“Eravamo contro, ma poi non ci furono più ragioni per lottare”

Critico d’arte, artista, filosofo, Gillo Dorfles ha attraversato il ‘900 come uno degli osservatori più attenti alle sperimentazioni artistiche contemporanee, arrivando fino a sdoganare il Kitsch. ARTEiN World, a due anni dalla scomparsa, lo ricorda con questa conversazione inedita tenutasi a Milano nel novembre 2016.

Il Movimento arte concreta, di cui lei fu cofondatore, è forse l’ultima avanguardia dopo il futurismo.
Il M.A.C. è stata una delle ultime formazioni che volevano essere artistiche, ma in contrapposizione all’arte contemporanea. Direi che da allora non ci sia più stata questa spinta anticonvenzionale. I grandi movimenti degli anni ‘50, la successiva transavanguardia ecc., avevano una ragione d’essere che oggi non c’è più: quella di agire “contro” il già affermato. Oggi non c’è più da lottare contro l’Ottocento e, in fondo, nemmeno contro il nostro secolo, perché tutti quelli che agiscono pensano di fare qualcosa di nuovo, anche se non lo fanno davvero.

Quanto l’antroposofia di Rudolf Steiner ha caratterizzato il suo percorso sperimentale?
Mi sono molto interessato all’antroposofia, mia madre fu una delle prime aderenti. Si tratta di un movimento spirituale che crede nell’esistenza di un corpo “vitale”. Noi tutti avremmo, oltre al corpo fisico e a quello intellettuale, anche un corpo spirituale e un’anima. Nessuno si sogna di studiarla, credono che nemmeno esista. Per gli antroposofi, invece, abbiamo un “corpo sottile” – non so se sia vero o meno -, ma si può anche ammettere che in noi ci sia qualcosa di trascendente che, con la morte, torni in paradiso o in purgatorio.

Lei sostiene che i simboli, i riti, la magia, il sacro e la metafora stiano perdendo di forza. L’arte che si serve della metafora sta dunque diventando inefficace?
Nonostante la metafora sia in disuso, questa continua a esistere ed esisterà anche domani. È un elemento che va al di là del suo significato usuale.

Il termine Kitsch ha un’accezione dispregiativa con la quale si indica un’arte di dubbio gusto. Nondimeno, si tratta di uno stile che rientra nei generi contemporanei. È difficile capire quando il cattivo gusto diventa arte.
Incontriamo diverse forme espressive che sono più “fattoidi” che “fatti artistici”. Sono presenti anche forme paradossali: il Kitsch non è sempre anti-arte. Esistono espressioni in apparenza anomale che invece contengono elementi artistici. La comprensione dipende dal proprio gusto, anzi: dal proprio buon gusto. È quindi in gran parte un processo soggettivo.

 

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