Fani Kayode Adebiyi

Le sue immagini hanno ridisegnato i confini tra pornografia e arte

30 anni fa, a 43 anni, Robert Mapplethorpe moriva per Aids lasciando un marchio indelebile con i suoi scatti fotografici, con la sua audacia antiborghese e specialmente ridisegnando i confini tra pornografia e arte. Come molti, in quegli anni, specie in America, rimane falciato da una malattia sottovalutata, ma che invece non risparmia neppure gli artisti geniali. Ricordando Mapplethorpe, dobbiamo nominarla perché lui stesso, nel 1988 all’apice del successo, dà vita a una Fondazione che porta il suo nome e che ha tuttora, tra gli scopi, quello di finanziare la ricerca e l’informazione sull’Aids. Due anni prima, il suo mentore e amante, Sam Wagstaff, aveva avuto la stessa sorte. Newyorkese, famiglia cattolica della media borghesia di origine irlandese, terzo di sei figli, Robert segue studi artistici e frequenta l’ambiente underground, si lega a Patty Smith, poi al modello David Crowland. Non è più un aneddoto il furto, a 16 anni, di un giornalino pornografico e l’attrazione, ancor più marcata, perché la confezione non gli permetteva di sfogliarlo. Chi a 16 anni non è tentato dal proibito?

Per lui è una sorta però di premonizione voyeuristica, una chiave di volta per ribaltare e sfidare i luoghi comuni dell’off-limits. Ci riesce, subordinando qualsiasi scena fotografata alla perfezione estetica, annullando i confini tra realtà e fiction teatrale, usando soggetti, spazio, luci come fossero attrezzi per rendere scultoree le sue immagini. Quali che siano i soggetti, arriva oltre il contemporaneo: influenzerà il mondo della pubblicità, la self culture (come l’amico Warhol), porterà le sue tematiche di genere e etnia dentro l’obiettivo fotografico. Arriva oltre l’antico per gli accostamenti inediti di corpi e volti, per i contrasti di densità luministiche. Sensazioni tattili oltre che visive, anche nei ritratti, nelle astrazioni dei soggetti floreali zoomati come raffinati inni di desiderio dei sensi e purezza formale. Il Guggenheim Museum di N.Y, che detiene la maggior parte del suo archivio, dopo la mostra esclusiva all’artista, apre la seconda parte di Implicit Tensions: Mapplethorpe Now affiancando 6 fotografi che dialogano con una selezione delle sue opere e con i suoi temi: Rotimi Fani-Kayode, Lyle Ashton Harris, Glenn Ligonnew, Zanele Muholi, Catherine Opie, Paul Mpagi Sepuya. Un’eredità complessa da esplorare e un’occasione per approfondire, attraverso altri occhi, lo sguardo di Robert Mapplethorpe, che ancora non ci lascia.

 

Robert Mapplethorpe
Implicit tensions:
Mapplethorpe Now
Guggenheim
New York
A cura di
Lauren Hinkson
Susan Thompson
Fino al 5/01/2020

Maria Angela Tiozzi

 

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