IL TERZO GIORNO
Parma, Palazzo del Governatore

dal 20 aprile al 1 luglio 2018

a cura di Didi Bozzini

aperto dal mercoledì alla domenica
info www.ilterzogiorno.it


di NICOLETTA ZANELLA

Un progetto ‘virtuoso’ è all’origine della mostra ‘Il Terzo giorno’. Visibile nel cuore di Parma dal 20 aprile, l’esposizione prende corpo da una riflessione sui temi attualissimi dell’ambiente e della sostenibilità, partendo da una realtà evidentemente sensibile e interessata a lanciare uno sguardo sul futuro.

La Arkage, società Benefit e B Corp certificata, che produce la mostra, è la prima in Italia ad avere scelto di restituire un concreto ritorno alla città ospitante, finanziando il progetto ambientale “Km verde”, con il 50% dei proventi d’incasso della mostra. Parma sembra così procedere con il piede giusto verso il 2020, che la vedrà Capitale italiana della cultura.

Nelle intenzioni curatoriali di Didi Bozzini, che per ‘Il Terzo giorno’ ha evidentemente attinto dal Pentateuco, l’immagine guida di partenza è quella della Creazione, nel momento in cui la terra fu separata dalle acque. Il giorno in cui il mondo ha avuto la sua epifania, da cui fiorì il giardino dell’Eden. Ed è con questa nostalgia della perfetta bellezza e armonia – inevitabilmente perduta – che Bozzini costruisce un suo percorso ideale, costellato di opere che incarnino, come lui stesso scrive “La strada per un giardino dove l’immaginazione sostituisca il calcolo, il bello prenda il posto dell’utile ed il buono quello del molto.” 

A questo tema è infatti dedicata la parte iniziale dell’esposizione, al primo piano del Palazzo del Governatore, mentre il secondo ospita opere di artisti che riconducono all’epilogo della parabola, ovvero la Distruzione, che oggi è una concreta minaccia, da cui nessuno può distogliere lo sguardo.

La selezione dei 40 artisti contemporanei in mostra, molti notissimi come Marina Abramovic, Alighiero Boetti, Mario Merz, Richard Long, Gilberto Zorio, Jan Fabre, Nobuyoshi Araki, Jimmie Durham, Francesco Jodice, presenti con 115 opere, di cui tre installazioni all’esterno, tende a sostenere fortemente l’impianto narrativo lasciando aperto il dibattito sullo stato dell’arte. 

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