Paolo Valle Montenegro 2013

Un alfabeto visivo che incide, graffia e carezza

 

“Valle non è il tipo del creatore d’ordine né tantomeno il tipo dello sfrenato distruttore dell’ordine”, scriveva già negli anni ’80 Maarten Beks: il binomio ordine-caos e l’immagine del viandante, che come Ulisse cerca il suo porto, diviene Leitmotiv del suo profilo artistico, passa di penna in penna sino agli scritti più recenti. Effettivamente, seguendo le sue vicende umane e artistiche, è impossibile non tenerne conto, tanto più se si analizza tutta la sua produzione fin dagli esordi negli anni ‘60. Viene voglia, per una volta, di provare però a invertire i termini e diventare noi i viandanti di quel caos e di quell’ordine per rubare tra i segni, le forme e i colori che affollano le sue tele, qualche profumo, traccia di quel mistero pittorico che si ripete ossessivamente e che induce l’artista a non smettere di dialogare con la serialità dove anche la minima variazione si nutre di se stessa come un continuum morfologico. Mollando gli ormeggi, si potrebbe scoprire allora che in quel mondo non esiste nessuna distinzione tra ordine e caos, che potremmo parlare di un ordine prestabilito dal caos o, se si preferisce, di caos prestabilito dall’ordine. Ma rimane solo un gioco di parole.

 

Nella mostra “Arcani 2010-2019” un viaggio solcato da colori e forme ipnotici e seducenti

 

Per tentare di comprendere il quid che l’artista insegue con il puro linguaggio della pittura, bisogna cercare piuttosto nella ‘ripetitività trasformativa’ del suo fare e nelle enucleazioni espressive della realtà e della fantasia del suo coniugare, con la consapevolezza che i linguaggi che si traducono in visione costituiscono sempre un sistema mobile di relazione con se stessi e con il mondo. Esattamente come il linguaggio verbale, il suo alfabeto visivo lascia tracce iconiche e aniconiche, incide, graffia, carezza, non cerca l’innovazione ma la libertà. Come un cantastorie mette in scena la vita (titola quadri con questo termine: per es. Cantastorie balcanica, 2012; L’amante del cantastorie, 2013) le sue “ballate” narrano di eterni ritorni, inseguono il primato di un gesto fondatore che non è più nuovo di quanto non lo fosse migliaia di anni fa, affonda in memorie di culture primitive, individua forme totemiche che gli urgono dentro, che diventano parte di un dialogo con i contemporanei e sempre più sintetici passaggi di fuggevoli e improbabili realtà. La mostra Arcani “2010-2019” non aiuterà a catturare quel quid – del resto il titolo lo preannuncia – ma ci invita a proseguire il nostro viaggio tra una trentina di tele, di grandi e piccole dimensioni, dai raffinati fondi di materia acquorea e terrena, solcate da ipnotici colori e forme, per farci ancora sedurre da misteriosi déjà vu. Sì: “Arcano è tutto, Fuor che il nostro dolor” (Leopardi, “Ultimo canto di Saffo”).

 

Paolo Valle
Arcani 2010-2019
Palazzo dei Principi
Correggio (re)
Fino al 06/10
Radium Artis Galleria d’arte
Pietrasanta (LU
Fino al 30/09

Maria Angela Tiozzi

 

 

 

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