Art Market - Andy Warhol

PRIMA O POI DOVEVA CAPITARE

Dopo decenni di antipittura il mercato di certi artisti, che sembravano inarrivabili, dà segni di stanchezza. È impressionante vedere invenduti quadri di Fontana come prima era impressionante il continuo rilancio sui prezzi di stima.

Tiene bene l’antipittura di Manzoni e Boetti e cresce Burri pur con qualche invenduto. Riparte invece Morandi e cresce l’interesse per artisti classici come Vedova e Dorazio. Si notano segni di minor interesse per l’arte povera, per Castellani e Bonalumi che non erano presenti in questa sessione di aste autunnali a Londra.

Anche i prezzi a cui può arrivare il collezionista per altre star, come J. Koons e G. Richter, non sono più in grado di allinearsi con le richieste delle case d’asta. Altri sono i miti che il mercato sta cercando di trovare. È presto per capire se questa tendenza si consoliderà, creando i presupposti per la crescita di autori attualmente meno apprezzati.

Gli operatori speculativi che il mercato può favorire hanno bisogno di trovare altri spazi. Sono consapevole che il mercato crea le mode e il gusto, quindi considero legittimo che si rinnovi facendo sfilare sulla passerella dei cataloghi d’asta altri modelli.

È giustificato che ci sia la lenta ma sicura crescita della pittura più di tradizione e, soprattutto, la riscoperta dei grandi maestri del secolo scorso e se questo avvenisse perché qualcuno impone questa moda, tutti gli appassionati di questa pittura ne ricaveranno una qualche consolazione.

Sono tempi in cui l’arte si esprime nelle performance e tutto si consuma nel tempo della rappresentazione stessa, salvo lasciare alle foto degli spettatori o al filmato una certa durata dell’evento. Siamo dunque in presenza di un nuovo aspetto: l’opera d’arte a tempo.

In un’epoca in cui vengono programmati il consumo e l’esaurimento di apparecchi ad alta tecnologia e dove la produzione dei beni è continuamente alla ricerca di nuovi prodotti per crescere o solo per sopravvivere, anche per l’arte si apre un capitolo legato a una esistenza non più duratura, ma limitata. Opere su supporti informatici, audiovisivi, o eseguiti con materiali deperibili non dureranno e viene da pensare che chi li crea li pensi anche come beni di consumo.

L’usa e getta è una conquista della società dei consumi e l’arte è anche un prodotto di questo tempo e di questa società e gli artisti ne devono essere gli interpreti.

Viene da pensare che si stiano aprendo due strade. Una che porta alla contemporaneità più avanzata dove l’effimero e il consumismo delle opere andranno sempre più insieme favorendo una fruizione di breve durata, l’altra che recupera in maniera più decisa i capolavori della tradizione. Su questa ultima via, ferma restando la grandissima varietà prodotta nell’ultimo secolo, si imporranno gli artisti presenti sui libri di storia.

Qualsiasi cosa farà l’artista contemporaneo nel presente o nel prossimo futuro, certamente non potrà far dimenticare o sostituire le opere che vivono nei musei e che sono depositate nella memoria collettiva.

Luciano Zerbinati

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