Maria Lai Tenendo per mano il sole 1984

L’omaggio alla grande artista sarda scomparsa nel 2013

 

Il MAXXI di Roma celebra i 100 anni di Maria Lai. La grande artista sarda che ci ha lasciati nel 2013 era infatti nata il 27 settembre del 1919 a Ulassai. “Tenendo per mano il sole” è il bellissimo titolo della mostra, mutuato da una delle sue famose fiabe d’artista, che i curatori Luigia Lonardelli e Bartolomeo Pietromarchi hanno scelto per questa esposizione di circa 200 opere, selezionate e molto ben allestite nei non semplici spazi della galleria 3 del museo. L’annuncio di questa antologica è stato davvero ben accolto da un pubblico che l’attendeva anche a Roma, dopo un incalzare di prestigiosi omaggi tributati in altre importanti sedi negli ultimi anni. Infatti vengono sempre più confermati nel lavoro di Maria Lai i talenti di coraggiosa e intelligente sperimentatrice, sempre curiosa e interessata a precorrere e percorrere i sentieri impervi della creazione concettuale, non guidata da correnti ideologiche o di consenso se non quello della qualità del lavoro stesso. Il suo lavoro affascina per un riconoscere la limpida integrità circolare del pensare e del fare profondamente legata alla terra di origine, dalla quale ha attinto a piene mani a miti, favole e tradizioni che hanno fondato e fortemente connaturato la sua persistente attività creativa.

 

L’antologica conferma il talento di coraggiosa e intelligente sperimentatrice di fiabe d’artista

 

Maria Lai, con quella sua voce lieve e precisa, amava definire se stessa una bambina che gioca. E in questo racchiudeva il fine della sua arte che è dunque discorso personale e universale al contempo, perché, e qui voglio citare le sue parole: “L’Uomo perfetto è troppo bello, è troppo Natura per essere uomo… l’Uomo ha perso il Paradiso Terrestre perché non era stato bambino, (formato già adulto) non aveva giocato abbastanza”. E visitando questa mostra si può anche decidere di recuperare questa dimensione in filigrana lasciandosi condurre nel gioco dai suoi famosi e bellissimi libri di stoffa, liberi a lasciare la possibilità di continuare il discorso o di annodarsi a qualche altro… Oppure tessere nuove relazioni tra gli oggetti del quotidiano, come nei telai artigianali sardi che, a partire dalla metà degli anni ’60, hanno interessato l’artista in quanto materiali poveri, artigianali, ma dalla forte natura.

 

Una produzione intimamente legata alla terra d’origine che attinge a miti e antiche tradizioni popolari

 

Interessante anche l’ultima, e più immateriale, delle cinque sezioni in cui è stata suddivisa la mostra – Maria Lai e l’Ogliastra – che ripercorre l’azione corale di Legarsi alla montagna. Era il 1981 e l’artista realizza un’ambiziosa, nonché assolutamente innovativa, opera di relazione degli uomini e tra gli uomini e l’ambiente di Ulassai. Con 27 km di nastro di stoffa celeste ‘lega’, assieme agli abitanti del paese, tutte le porte, le case e le vie al sovrastante Monte Gedili. Tutto questo in un contesto difficile che richiese circa un anno e mezzo di scambi relazionali e accordi a causa delle dinamiche umane complesse che, come sappiamo, regolano le comunità. Notevole il catalogo a corredo dell’esposizione edito da 5 Continents. Da segnalare, fino al 3 novembre, in collaborazione con il MAXXI e con l’Archivio Maria Lai, alla Fondazione Stazione dell’Arte di Ulassai, la rassegna “Maria Lai. Tenendo per mano l’ombra” curata da Davide Mariani, che ripercorre leggende e fiabe legate al lavoro della Lai, indagando rimandi e significati attraverso le 70 opere esposte.

Maria Lai
Tenendo per mano il sole
Maxxi
Roma
A cura di
Luigia Lonardelli
Bartolomeo Pietromarchi
Fino al 12/01/2020

Nicoletta Zanella

 

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