I simulacri di Francesco Cinelli – Francesco Cinelli’s simulacra

FRANCESCO CINELLI
L’ANIMA RITROVATA
Lu.C.C.A. LuCCA Center of ContemporAry Art LOUNGE&UNDERGROUND
LUCCA

A cura di / Curated by Maurizio Vanni

REPORT / di FRANCESCO MUTTI

Quei manichini siamo noi

ATTRAVERSO IL SACRIFICIO DI QUESTI FETICCI SI SVILUPPA LA RICERCA DI NUOVE, PROVVISORIE CERTEZZE

 

La crisi identitaria dell’essere umano, l’idea che egli ha di se stesso: non più una questione di equilibrio bensì di distacco.

Ormai soggetta a ben poche leggi, la riflessione dell’uomo sull’uomo assume oggi i connotati di un’epoca distratta dal miraggio dell’immortalità a buon mercato: e sebbene ne sia consapevole, la società stessa attende all’arte nella speranza che questa possa prendere una decisione o indicarle la via.

D’altronde lei non si tira indietro, non lo ha mai fatto.

Il desiderio è quello, profondo, di dar vita a un sistema perfetto e incorruttibile, esempio per le generazioni future: un sistema che, benché non privo di difetti, ponga come fulcro fondamentale della propria esistenza l’uomo in tutta la sua complessità e che ne risulti ispirazione sincera, base per una personale rinascita spirituale. “L’Anima Ritrovata”, ultimo progetto espositivo dell’artista toscano Francesco Cinelli, registra ai giorni nostri questo intenso desiderio: attraverso una stagione produttiva regolata e sofferta, Cinelli pone all’attenzione ora il distacco da una fisica, naturale dipendenza dalla forma sensibile; ora quell’evidente e inalienabile (in)capacità comunicativa insita nel nostro tempo la quale, purtroppo, continua a generare paradossi.

Egli organizza infatti la guida per una comprensione della realtà senza sovrastrutture mediante il rapporto tra simulacro ed essere umano, privilegiato sistema di indagine: un essere umano che, affrancato da vizi e virtù, dal proprio corpo come dagli aneliti del cuore, viene reso adesso spettatore incontaminato; e un simulacro invece in quanto corazza per l’anima.

Recuperati in scatole di montaggio primigenie, griglie e alcove di manutenzione nelle quali ritrovare forme e contenuti perduti, i mutili automa di Cinelli divengono martiri garanti di una riflessione sul cambiamento, feticci sacrificabili oltre il consentito di ciò che di più effimero rivela la vita, alla ricerca di certezze e una parvenza di salvezza che sia per lo meno realizzabile.

Distrutti e ammassati, bruciati, corrotti o costretti in soffocanti squame di lurex, fanno della loro morte indolore consapevolezza di esistere, proiezione perfettibile di un essere umano che, messo al riparo dall’arte, osserva in silenzio prendendo appunti.


REPORT / by FRANCESCO MUTTI

We are those Mannequins

THE SACRIFICE OF THESE FETISHES LEADS TO THE RESEARCH FOR NEW, TEMPORARY CERTAINTIES

The crisis of identity of the human being and the idea they entertain of themselves are no longer connected with balance, but rather with detachment. Subject to a few laws, nowadays man’s reflection on man is assuming the features of an age distracted by the mirage of cheap immortality; despite being aware of this, our society tends towards art in the hope that it may take some decision or show it the way.

After all, art does not stand back, and it never did. The goal is to create a perfect and incorruptible system that can stand as an example for future generations, a system that, although not flawless, centres its existence on man in all its complexity, arousing sincere inspiration that can lead to spiritual rebirth. “L’anima Ritrovata” is the latest exhibition project by Francesco Cinelli, an Italian artist born in Tuscany. This project witnesses this intense urge; through an ordered as well as suffered production path, Cinelli focuses on man’s detachment from an innate physical dependency on the perceivable, opposed to that clear and unalienable communication (in)capacity proper of our times that unfortunately continues to pose paradoxes.

Cinelli guides people in the comprehension of reality without relying on superstructures and employs the relationship between simulacrum and human being as a privileged system of investigation. Human beings, freed from virtues and vices, from their bodies and the yearnings of their hearts, become uncontaminated spectators, while the simulacrum comes to represent the armour of their souls.

Recovered in primeval assembly kits, in grates and alcoves of maintenance, in which lost forms and contents can be found, Cinelli’s crippled automatons become martyrs, able to vouch for a reflection on change. They are fetishes, expendable beyond what it is proper, of the most ephemeral things in life they are in quest for certainties and the hope that all this is, at least, feasible.

Destroyed and piled up, burnt, corrupted, or constrained in oppressive scales of Lurex, turning their pain-free deaths into the awareness of existence, they are the perfectible projections of a human being that, sheltered under art, looks quietly and takes notes.