Carola e Elio Marchigiani

Il mio primo incontro con lui fu travolgente

 

La prima volta che ho incontrato Elio Marchegiani indossava un camice bianco. Portava occhiali con lenti azzurrate e capelli lunghi e bianchi che facevano pendant con la barba. All’epoca era ancora molto giovane, aveva 85 anni. “Buongiorno Maestro”. “Siamo mica a scuola qui!”. “Buongiorno signor Elio”. “Se non mi dai del tu ti rimetto in macchina e torni a casa”. “Ciao Elio”. “Ciao Carlo”. Poi siamo entrati nel suo studio-atelierlaboratorIo-Wunderkammer-biblioteca e lì mi sono perso.

 

Il pittore e scultore siciliano mi conquistò con la sua affascinante narrazione della storia dell’arte dalle origini ad oggi

 

In un’ora di monologo ha ripercorso la storia dell’arte dal neolitico alla scuola di piazza del popolo passando da Leonardo da Vinci e Rembrandt, come un fiume in piena che trascina a valle un canotto. E il canotto, ovviamente, ero io. Non ce la facevo a tenere il suo ritmo. Per stargli dietro arrancavo, mi aggrappavo alle nozioni studiate all’università che qui si concretizzavano di fronte a un protagonista della storia dell’arte, non c’era margine per un mio intervento e, quand’anche ci fosse stato, sarei rimasto comunque zitto a osservare. Elio parlava e io ascoltavo.

 

È stato estremamente piacevole perdersi nel suo studio-atelier, ma anche camera delle meraviglie, laboratorio e biblioteca

 

Il fiume mi trascinava a Urbino nel 1969, quando gli avevano affidato prima la cattedra di “Tecnologia dei materiali e ricerche di laboratorio”, poi quella di “Pittura” e, infine, la direzione dell’Accademia stessa. Il tutto condito da un’infinità di aneddoti che mi ubriacavano e mi riempivano di gioia. Intorno a noi opere d’arte: grammature, pergamene, macchine multimediali da cui uscivano voci e lampeggiavano luci, opere con serrature, con gessi, con sfere di cristallo.

 

“L’arte è una scienza esatta che ha avuto la fortuna di non esserlo”

 

Poi ci siamo salutati. Come due persone che si conoscono da sempre. Da allora sono passati cinque anni. Quest’anno, il 2 settembre, Elio ne ha compiuti novanta. L’ho chiamato per fargli gli auguri. Abbiamo parlato venti minuti. Lui era un torrente in piena carico di energia, di entusiasmo e di progetti. Io, ancora una volta, un piccolo canotto trasportato da quella corrente. Auguri Elio. Tra dieci anni ti dedico un altro testo.

Carlo Vanoni

Quando l’Homo sapiens non prendeva ancora granchi

Quanto abilmente scritto, in questo contesto, da Carlo Vanoni, sulla mia ancora vivacità, mi obbliga ad aggiungere anche una mia efficienza operativa o, meglio, produttiva che mi impegna talora per oltre dieci ore al giorno. Così ho eseguito venti opere in un po’ più di due mesi, opere da tempo già mentalmente prodotte, con una ricerca materiale di una preistoria che da sempre mi ha affascinato. Tra ironia e in questo caso anche tristezza, nella lunga strada percorsa negli anni, ho vissuto il costante degrado del pianeta e certa fossilità della mente umana che come monito ho cercato, anche con ironia, di evidenziare in tante mie opere. In questo caso, il lavoro avrà come titolo per una possibile mostra “Quando l’homo sapiens non prendeva ancora granchi”. Voglio ripetere a chi legge quanto, da sempre, ho sostenuto: l’Arte è una Scienza esatta che ha avuto la fortuna di non esserlo, nella mia presunzione del “Fare per far pensare”.


Elio Marchegiani

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