Marcello Lo Giudice, Red-Rosso, 2011

 

In coerenza con quanto scritto nei numeri precedenti continuiamo a notare una forte richiesta da parte dei collezionisti nei riguardi delle correnti e dei nomi storicizzati, anche se non in linea con le mode del momento e di un forte interesse verso le sculture importanti. Questo a significare che quando si tratta di investire denaro si preferisce puntare sulle situazioni garantite e consolidate. A scanso di equivoci, quando parliamo di sculture non ci riferiamo a quelle realizzate con le banane o con altri frutti tropicali, sebbene molto ricercate dai media, ma alle opere realizzate in marmo, in acciaio, in bronzo o in ceramica smaltata. Tra gli artisti che ancora preferiscono il buon caro e vecchio marmo possiamo prendere in considerazione Pablo Atchugarry, avvezzo ad utilizzare prevalentemente i blocchi bianchi estratti nel territorio carrarese delle Alpi Apuane. Atchugarry è uno scultore uruguaiano trapiantato in Italia ormai da tempo, abituato agli onori delle cronache mediatiche e ad essere presente nelle grandi aste internazionali dove è possibile trovare qualche sua opera, tanto che nel 2019 tra Brescia, Milano, Vienna, Londra e New York su dodici sue opere aggiudicate ne sono state vendute sette al di sopra delle stime massime indicate dagli analisti, quattro sono state acquistate al di sopra delle stime minime e soltanto una è stata acquisita alla base d’asta specificata nel catalogo.

Da precisare, però, che quest’ultima scultura ha un soggetto completamente diverso da quelli a cui Atchugarry ci ha abituati.   Lo scultore uruguagio, inoltre, sempre nel 2019 ha visto aggiudicare a New York Untitled, una sua scultura di 185×72 cm a 391.500 euro, opera che si colloca al secondo posto della top ten del maestro sia per l’importo che per il coefficiente. Rimanendo nella cerchia delle ultime aste in cui sono state esitate opere di Atchugarry risaltano Via Crucis, una scultura mastodontica del 1993 in marmo bianco di Carrara (390 cm di altezza) acquistata a 149.700 euro presso Dorotheum di Vienna e Untitled del 2018 (136 cm di altezza, marmo bianco di Carrara) venduta a New York da Christie’s a poco più di 97.000 euro, ben al di sopra della stima massima e al doppio del coefficiente medio complessivo calcolato su tutte le aggiudicazioni del maestro. A completamento di quanto premesso, registriamo gli esiti riscossi nelle aste internazionali dagli artisti del secondo futurismo e al periodo compreso fra le due guerre mondiali. Giulio D’Anna, Sibò (Pierluigi Bossi), Tullio Crali e Julius Evola, infatti, sono alcuni nomi che pur non essendo alla moda trovano sempre più estimatori disposti a spendere cifre nell’ordine delle decine di migliaia di euro pur di aggiungere nelle proprie collezioni opere di qualità ed effettivamente storicizzate. Da tenere particolarmente in considerazione sono i dipinti di Julius Evola, personaggio certamente molto controverso ma di grande cultura, i cui coefficienti medi annui dal 2007 a oggi sono costantemente in crescita, senza aver mai nel corso degli anni mostrato cenni di cedimento.

 

 

 

Docente di Informatica, autore di numerosi libri e centinaia di pubblicazioni con i maggiori editori italiani. Esperto di project management e di analisi dei dati. Collabora con la rivista ARTEin WORLD dal 2016. Dal 2017 tiene una rubrica sul canale TV ArteInvestimenti nella quale analizza il mercato dell’arte. Due titoli di Campione Italiano di Bocce nel cassetto. Nel tempo libero lasciatogli dalle gare di bocce ha praticato con successo il salto in lungo. Ha creato un CMS specifico per la gestione dei siti web degli artisti. Si diverte ad organizzare mostre di arte contemporanea istituzionali.

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Posted by - 13 Settembre 2016 0
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