L’autore arrivò in Italia dalla Thailandia nel 1967 pedalando in sella a una bici

Negli anni ’60 Hidetoshi Nagasawa (Tonei, Manciuria, 1940 – Ponderano, Biella, 2018) non sceglie l’America, si imbarca da Tokyo per la Thailandia, poi inforca la bicicletta e arriva nel ‘67 in Italia. Non pensava di allargare tanto i confini dell’Asia, ma si spinge fino in Grecia, poi, mai sazio delle bellezze che incontra, ancora su su, fino a Milano. Racconta che appena arrivato – coincidenza vuole – gli rubino la bicicletta costringendolo a fermarsi, un segnale significativo per capire che aveva tagliato il traguardo giusto. Milano diviene la sua città d’adozione per oltre cinquant’anni e Sesto San Giovanni il suo presidio artistico per un ventennio; conosce molti artisti, tra i quali Fabro, Nigro, Trotta che, insieme alla giovane moglie volata in Italia, diventano la sua nuova famiglia. Se il viaggio su due ruote è terminato, un viaggio ben più lungo “senza strade” lo porta a esplorare territori della storia e della natura per trovare le necessarie sinergie artistiche e filosofiche tra Oriente e Occidente.

Le installazioni dialogano con luoghi ricchi di storia

Dice con convinzione che “un artista senza idee non è un artista”, le sue certamente non sono mai facili da realizzare e mai facili da capire. Sostenuto dalla laurea in architettura, progetta installazioni anche di enormi dimensioni, controlla ogni dettaglio, costruisce assemblaggi improbabili, solo in apparenza precari, sempre solidi nell’essenza strutturale e poetica. Usa elementi lignei, marmorei, metallici, talvolta sovrapposti, inclinati, tangenti o intrecciati, li fa dialogare con i luoghi rappresentativi più pregnanti di storia, spazi che non a caso predilige. A Napoli, il grandioso Pozzo nel cielo accoglie i visitatori nel cortile di Palazzo Reale; l’alto pilastro, Groviglio di quanta, li attende al centro del pianerottolo dello scalone con la sua essenza solenne e vacillante, mentre Barca veleggia leggera poco più su, confondendosi con la preziosità delle venature del marmo lungo la parete. Non sono di facile comprensione perché sono sintesi simboliche assolute, antico e moderno si scambiano messaggi e generano altre dimensioni temporali, sollecitano nuovi ritmi spaziali, tra i pieni dell’Occidente e i vuoti significanti della filosofia giapponese del Ma : “sin dall’inizio volevo realizzare un’opera d’arte la cui parte più importante fosse ciò che non si vede”. Sì, Hidetoshi Nagasawa si è davvero spinto lontano lasciandoci molto di più di quello che si vede, l’odore di un’eternità spirituale e un monito, semplice ma più che mai utile: “per capire una cultura ce ne vuole sempre un’altra”.

Hidetoshi Nagasawa
Sotto il cielo e sopra la terra
Palazzo Reale
Napoli
A cura di Anna Imponente
Fino al 10/03

 

 

Ha sempre amato la pittura, ma si è trovata iscritta al Liceo Scientifico, finito con il minimo sforzo e il minimo dei voti. Il rovello artistico però non si placa e in un solo anno prende la maturità artistica, questa volta con il massimo impegno e quasi il massimo dei voti. Poi Accademia di belle Arti, laurea con lode a Ca’ Foscari e pubblicazione della tesi. Approfondisce studi artistici a Salisburgo e alla passione per l’arte si unisce quella per la scrittura. Convivono ancora felicemente. Recentemente ha inaugurato il suo nuovo studio e festeggiato un ventennio di collaborazione con ArteInWorld.

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