A 87 anni insegue emozioni con la delicatezza del tratto

I suoi dipinti vengono definiti da un gioco dialettico tra percezione e concezione

“Momento fisico e momento mentale interagiscono nell’opera di Riccardo Guarneri: le stesure di colore tendono ad annullarsi in quanto tali trasformandosi, da un lato, in pure trasparenze luminose, in tracce cromatiche e segniche appena percepibili; dall’altro, facendo nascere dal proprio interno le forme geometriche, conferiscono stabilità alla superficie pittorica. Il quadro viene così ridefinito sul fondamento di un gioco dialettico tra percezione e concezione…”. Così scriveva Filiberto Menna nel 1967 sull’arte del maestro fiorentino e tale proposito ha guidato la ricerca di quest’ultimo fino a oggi. Il suo gesto infatti si è arricchito nel tempo di seduzioni allusive, di suggerimenti emozionali: egli è passato da un lavoro prevalentemente sul segno negli anni Sessanta, derivante dalla precedente esperienza informale, a una labile struttura geometrica nel decennio successivo approdando quindi negli anni Ottanta all’acquerello per conquistare determinate trasparenze.

È una continua variazione monocroma accompagnata dall’ascolto di brani classici

Un momento che lo stesso autore così descrive in un appunto del 1985: “Adesso sto dipingendo accanitamente e in maniera piuttosto rapida con un pennello piccolo e morbido. Sto macchiando tutto con quel rosa-arancio. Lo passo su tutto: sui verdi, sui celesti, sui rosa, sui bianchi… e tutto si trasforma in una strana tonalità quasi sonora, e via via che macchio la tela mi appaiono altri punti vuoti che attendono quello stesso colore. È una continua variazione monocroma. Il concerto di Tartini in mi minore mi accompagna in questa sorta di esaltazione”. E qui emerge la primitiva passione per quella musica che continua ad alimentare e a fornire un ritmo persuasivo e delicato alle personali composizioni pittoriche.

“Sono considerato un lirico, a differenza degli altri aniconici”

Così si spiegano le straordinarie fortune espositive a seguito della fondazione nel 1964 (con Giancarlo Bargoni, Attilio Carreri, Arnaldo Esposto e Gianni Stirone) del gruppo “Tempo 3” che si riprometteva di superare i dettami dell’astrattismo e dell’informale: l’invito alla Biennale di Venezia (dove tornerà nel 2017) e alla Kunsthalle di Berna nel 1966, alla Biennale di Parigi nel 1967, tanto per portare qualche esempio, promuoveranno il suo estro e diffonderanno il messaggio di una nuova pittura che sollecitava sconosciute emozioni in chi la recepiva. Si è accennato poco sopra che col tempo questo personalissimo “paesaggio” dell’anima accoglierà talora una ritmica traccia narrativa e spaziale e susciterà apparizioni fantasmatiche come se la memoria volesse rimarcare la sua importanza o come se egli intendesse fornire all’osservatore un ulteriore suggerimento allo sguardo o volesse condividere un delicato vademecum consolatorio col modulato tramite della luce, quella luce che ha continuato a suggerire la carezza del gesto.

Afferma Guarneri: “Per tutto ciò sono considerato un romantico, un lirico, a differenza degli altri aniconici. Mi ero disamorato dei colori forti e pregnanti: mi interessava di più una luce riflessa sul muro o su un’automobile”. Così egli, all’età di ottantasette anni, ama misurare ancora il tempo delle sue emozioni con la sublime delicatezza del tratto e ama misurare le emozioni della gente che si specchia nei suoi quadri.

LA VITA

Nato nel 1933 a Firenze, dove tuttora vive e lavora, ha iniziato a dipingere nel 1953 e ha tenuto la sua prima personale a L’Aia (1960). Ha partecipato a importanti rassegne: Biennale di Venezia (1966, 2017), Biennale di Parigi (1967), Quadriennale di Roma (1973, 1986). Invitato a numerose mostre storiche sull’arte italiana, nel 2000 realizza il progetto per il mosaico di 24 mq della stazione Lucio Sestio della metro di Roma. Nel 2004 a Palazzo Pitti (Firenze) si tiene l’importante mostra antologica Contrappunto luce. Nel 2019 il Museo del Novecento di Milano inserisce una sua opera nell’ambito della riorganizzazione museale, mentre il Museo del Novecento di Firenze gli dedica una mostra. Riccardo Guarneri ha insegnato pittura nelle Accademie di Belle Arti di Carrara, Bari, Venezia e Firenze. 

Luciano Caprile

 

è nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. L’incontro con “Arte in” è avvenuto nel 1993 in occasione di una copertina dedicata a Ugo Nespolo. E da quel momento non ci siamo più lasciati.

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