Giulio Paolini, ritratto dell'artista.1980

GIULIO PAOLINI
del Bello ideale

a cura di Francesco Stocchi
con interventi scenografici di Margherita Palli

26 ottobre 2018 / 10 febbraio 2019
Fondazione Carriero, Milano
da mar. a dom. 11:00 – 18:00
ingresso libero
info www.fondazionecarriero.org

La mostra del bello ideale di Giulio Paolini, artista da sempre ai vertici del concettuale, prende vita alla Fondazione Carriero a Milano fino al 10 febbraio 2019.

Giulio Paolini, Et quid amabo -1969-70
Giulio Paolini, Et quid amabo -1969-70

Circondate dalle particolari ‘scenografie teatrali’ allestite da Margherita Palli, che ha lavorato in stretto contatto con lo stesso Paolini, le opere appaiono, all’inizio del percorso, in una sorta di Wunderkammer ispirata allo studiolo del Duca di Montefeltro, mentre al primo piano si inseriscono in un set onirico che riecheggia gli elaborati sulla prospettiva dell’architetto e artista fiammingo Hans Vredeman de Vries.

Nel caratteristico lavoro di sperimentazione di Giulio Paolini con l’arte classica, quale “memoria di figure passate”, sono esposte opere iconiche come Senza titolo (1961), Monogramma (1965), AB 3 (1966), Nécessaire (1968), Controfigura (critica del punto di vista) (1981) e alcuni dei suoi Autoritratti, oltre a tre nuove opere appositamente concepite per l’occasione.

L’artista – che da sempre considera il momento espositivo un continuum delle sue opere – si è messo pienamente in gioco, in dialogo serrato con il curatore Francesco Stocchi. Ne è scaturito un approccio espositivo non cronologico, volutamente semplificativo, che ricompone in tre nuclei tematici una nutrita selezione di lavori, ripercorrendo quasi sessant’anni di carriera.

Al piano terra troviamo il tema del Ritratto e dell’Autoritratto, topos imprescindibile nell’indagine artistica di Paolini. Il titolo In relazione, intesa come analisi dello spazio tempo, della ripetizione e del doppio, identifica invece la selezione al primo piano. Mentre negli ambienti Rococò trova posto la terza sezione, Uno di due, rivolta agli aspetti ‘ideali’ dell’arte, all’eterna e incolmabile – secondo Paolini – distanza tra opera d’arte e osservatore che dovrebbe poter “aggirarsi senza limiti e senza impedimenti” superando la soglia del vedere per penetrare l’immagine oltre la sua persistente indecifrabilità.

Un catalogo bilingue, edito da König Books, con testi di Giulio Paolini e Francesco Stocchi, accompagna una mostra imperdibile.

Nicoletta Zanella

Giulio Paolini, Elegia,1969
Giulio Paolini, Elegia,1969
Giulio Paolini, Ennesima, 1975
Giulio Paolini, Ennesima, 1975

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