Giganti dell’arte, nani per il mercato: il singolare destino di Afro, Vedova, Campigli e Guttuso

COLLEZIONISMO E MERCATO / di Luciano Zerbinati

L’inaugurazione della Biennale è ormai un fenomeno socio-culturale, dove gli artisti diventati i sacerdoti del gusto e delle mode, si autopromuovono creando interesse e curiosità in tanta gente che vuole partecipare a questo evento, diventato ormai un grande happening dove tutti vogliono esserci o comunque andarci. Ecco dunque che all’inaugurazione non mancano i vip di tutti i settori e ai quali di quanto è esposto probabilmente non interessa molto. evento poi amplificato dall’informazione si traduce in una macchina che produce curiosità e attira la gente che pure non sapendo cosa va a vedere, ci va lo stesso.

Qui sta il punto: oggi l’arte con tutto ciò che ci gira attorno ossia mostre, gallerie, ere, riviste, aste, finanza e mercato, muove numeri di addetti e di appassionati come non mai e la corsa per passare da un evento all’altro non consente di capire molto e quindi di metabolizzare niente. La deriva sembra inarrestabile anche perché le radici dei movimenti artistici continuano a trarre linfa dall’arte concettuale del XX secolo. È impensabile per ora un ritorno ad espressioni, non dico più tradizionali, ma almeno un po’ più comprensibili. Oggi, al contrario del passato, non si coglie il senso di novità che in tutti i tempi le avanguardie cercavano di raggiungere e poi di imporre perché si vive in uno stato di permanente novità.

Attraversiamo tempi in cui la confusione, l’eterogeneità di comportamenti e di valori, uniti alla lotta aspra per il denaro non lasciano intravedere facili strade per tornare alla tradizione della buona pittura. Anche l’arte, che si muove in questi contesti, non ci manda segnali di fiducia in un futuro migliore.

Ma se queste considerazioni generali possono anche non essere condivise, forse, è più condiviso il pensare all’arte come momento di elevazione e di godimento. Anche questo aspetto non lo ritrovo facilmente, né seguendo le ere n seguendo le aste.

Lo ritrovo, grazie al cielo, nelle mostre dedicate all’arte del passato e in quelle dei contemporanei storicizzati.
Difficile immaginare che le mode abbiano la forza di cambiare la grandezza degli artisti perché questo è impossibile, ma certamente ne cambiano i valori economici e quindi il gradimento e la fama. Trascurando per un attimo il poker d’assi degli artisti del XX secolo ossia de Chirico e Morandi nel figurativo, Fontana e Burri nell’astrazione concettuale, è mai possibile che artisti come Afro e Vedova nell’astratto informale e Campigli e Guttuso nel figurativo siano diventati artisti di serie B soprattutto per il mercato?

Tutta l’arte più o meno concettuale è oggi richiesta da un collezionismo influenzato molto dal mercato e spesso orientato da una comunicazione sponsorizzata. Questa situazione, purtroppo, è destinata a durare e va ad influenzare tendenze che probabilmente il futuro potrebbe ridimensionare. Ai collezionisti più preparati consiglio di acquistare i bei quadri dei quattro artisti ricordati, che oggi il mercato non premia adeguatamente e che mi piace di nuovo citare in base ad un mio gusto personale e ad una sensibilità derivante dalle mie conoscenze.

Afro, Vedova con Campigli e Guttuso sono giganti della storia dell’arte del ‘900, ma nani per il mercato ed il collezionismo di tendenza dei nostri tempi.

Questo articolo fa parte del n. 4/2017 di ARTEiNWord. È possibile acquistare la rivista nella versione online o cartacea.


COLLECTING & MARKET / by Luciano Zerbinati

Giants of Art, Dwarfs on the Market

AFRO, VEDOVA, CAMPIGLI AND GUTTUSO’S UNIQUE DESTIN

The opening of the Biennale has become a sociocultural phenomenon, where artists – now considered the ministers of taste and fashion – self-promote themselves raising interest and curiosity in the many people willing to take part in this event, now become an important happening everyone wants to attend.

This is why the opening is attended by Vips from every area, who probably do not care a lot about what is on show. Magnified by the media, the event raises curiosity and attracts people who attend it without even knowing what they are going to see.

And there’s the rub: with all the things attached to it – exhibitions, galleries, fairs, magazines, auctions, finance and the market – nowadays art engages more insiders and aficionados than ever, while rushing from an event to the next allows no time to understand and grasp art.

This relentless drift is also rooted in the fact that artistic movements keep on drawing inspiration from 20th century conceptual art. Presently, a return to more understandable, if not traditional, ways of expression is unimaginable. Differently from the past, the atmosphere of perennial novelty we live in has dispersed that sense of innovation that the avant-gardes of all times always tried to reach and impose.

We are living in times when confusion and the heterogeneity of behaviours and values, together with the desire to make money, make going back to good painting tradition harder and harder. Operating in this context, art, too, gives us little hope for a better future.

While some may not agree with these general remarks, perhaps more people will share the idea of art as a moment of amelioration and delight. I think that this feature, too, is quite hard to find in art fairs and auctions.
Thanks goodness, can still find it in exhibitions devoted to the art of the past or to contemporary art viewed in a historical perspective.
Although trends cannot probably be strong enough to alter the greatness of artists, they can alter nancial values and, thus, the appreciation and fame of artists. Leaving out the four great names of 20th century art – de Chirico and Morandi in figurative art, Fontana and Burri in abstract and conceptual art – one cannot help wondering how can it be possible that artists such as Afro and Vedova (Abstract Art Informel) and Campigli and Guttuso (Figurative Art) have lost their prestige on the market.

Today, collectors of more or less conceptual art are affected by a market generally swayed by the media. Unfortunately, this situation is going to last and affect trends that, in the future, might be scaled down. I recommend that most experienced collectors buy paintings by the four great names I have just mentioned and like to promote out of personal taste and an artistic sensitivity rooted in my knowledge, although the market does not reward them adequately. Despite being giants of 20th century art history, Afro, Vedova, Campigli, and Guttuso are currently dwarfs on the market and in collecting trends.

This article is in the n. 4/2017 of ARTEiNWORD. You can buy the magazine, digital or paper edition.

(photo: Renato Guttuso, La spiaggia, 1955-1956, olio su tavola, 301×452 cm, Galleria nazionale, Parma)