da: Bande à Part, Jean-Luc Godard - 1964

Innamorarsi al museo

Misteri degli effetti dell’arte sull’essere umano. Altro che sindrome di Stendhal, con annessi malori e svenimenti: contemplare capolavori predisporrebbe proprio all’innamoramento. Parola di Semir Zeki, docente di neurofisiologia all’University college di Londra e fondatore dell’istituto di neuroestetica presso l’università di Berkeley in California. Sotto gli occhi di un gruppo di volontari, ha fatto scorrere 28 dipinti del tipo le Bagnanti a Grenouillière di Monet, La cattedrale di Salisbury di Constable. Il risultato? Una metamorfosi sorprendente: gli uomini e le donne sottoposti all’esperimento sono passati dallo status di semplici cavie a quello di innamorati persi. Sì, perché in quei cervelli preventivamente scansionati secondo la tecnica del brain-mapping , nell’area della corteccia orbito-frontale si è innescata una produzione di dopamina, l’ormone del piacere, in quantità simile a quella messa in circolo nella passione amorosa. Non solo. Pure il flusso ematico ha registrato, nelle aree cerebrali di solito coinvolte nell’innamoramento, l’incremento del caso. Il classico sangue alla testa, insomma, come all’apparire dell’essere desiderato. Con una differenza, tuttavia. Mentre il colpo di fulmine fra esseri umani si verifica di rado, tiranneggiati come siamo dalle auto-censure della ragione e dell’educazione, con l’opera d’arte ci scopriamo al contempo più disinibiti, ricettivi e l’attrazione è immediata. Basta posare lo sguardo su un capolavoro e il cervello reagisce all’istante. Dati alla mano, sono garantiti fascinazione irresistibile e incontrollata, piacere intenso, stati di beatitudine estatica simili a un orgasmo. In un momento simile, a passare dall’infatuazione per il dipinto all’infatuazione per chi abbiamo accanto il passo è breve. Galeotto, dunque, fu il quadro e chi lo dipinse. Volete sedurre qualcuno/a? Physicus dixit. L’appuntamento è al museo. Potreste munirvi preventivamente di una sorta di Kamasutra artistico e procedere, da galantuomini o gentildonne, per gradi. Per esempio, cominciando dalla Nascita di Venere di Botticelli per un bacio lieve. L’Adamo ed Eva di Rubens può andare bene per proseguire sfiorando un seno. La Venere allo specchio di Velázquez, o la Maja desnuda di Goya funzionano per accendere la fantasia e sospingere l’immaginazione verso amplessi delicatamente erotici. Se poi siete del genere niente smancerie e volete andare subito al sodo, l’Origine du monde di Courbet e le incisioni erotiche di Picasso fanno per voi.

Altro da aggiungere? Nulla, semplicemente guardate e moltiplicatevi.

Lorella Pagnucco Salvemini

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