Toni Costa - Dinamica Visuale - 70 x 70 cm - 1969 - courtesy Futura Art Gallery, Pietrasanta

L’arte cinetica, optical e programmata va in scena a Pietrasanta presso Futura art gallery

QUANDO LO SPETTATORE È PROTAGONISTA
Un breve ma intenso viaggio fra i movimenti più originali dell’arte contemporanea

Movimento. Energia. Cambiamento. Razionalità e casualità. Un gioco di metamorfosi e illusioni.

Nello spazio della Futura Art Gallery di Pietrasanta sono allestite, nella loro immutata capacità di stupire, le opere di alcuni fra i più importanti artisti dell’arte cinetica. Meccanismi che generano movimenti piccoli ma percettibili, complessi e intriganti intrecci di forme, luci e colori: la nuova esposizione, dal titoloNell’opera aperta dinamiche visioni”, curata da Vittoria Coen, si potrà visitare fino al 25 febbraio.

In esposizione opere di Davide Boriani, Martha Boto, Toni Costa, Gianni Colombo, Dadamaino, Franco Grignani, Enzo Mari, Armando Marrocco, tutte realizzate in un arco temporale che va dal 1959 al 1974.

Martha Boto - Deplacements, 1967 - 60 x 37 x 27 cm - Futura art gallery, Pietrasanta
Martha Boto – Deplacements, 1967 – 60 x 37 x 27 cm – Futura art gallery, Pietrasanta

Si tratta di esempi molto significativi di arte cinetica, optical e programmata. Una ricerca nata intorno alla metà degli anni ’50, quando il panorama della produzione artistica è già giunto a un livello di sperimentazione che qualche decennio prima sarebbe sembrato impensabile. Ecco quindi che, nel 1955, accompagnata dalle dichiarazioni del Manifesto giallo (Victor Vasarely), va in scena alla Galleria René di Parigi la rassegna “Le Mouvement”. È in questa occasione che viene coniata ufficialmente l’etichetta arte cinetica, una corrente i cui artisti si riconoscono per alcuni elementi distintivi: un tipo di ricerca assolutamente sperimentale, basata sul tema della variabilità e della trasformazione delle immagini, l’utilizzo di materiali e procedimenti industriali tipici di un’epoca che sta correndo a ritmi vertiginosi, la molteplicità delle tecniche utilizzate.

A cavallo fra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, nascono in Italia e all’estero, quasi contemporaneamente, una pluralità di gruppi legati da questo tipo di indagine: solo per fare qualche esempio, l’Equipo 57 in Spagna (1957), il Gruppo Zero a Dusseldorf (1958), il Grav a Parigi (1960), Il Gruppo T a Milano (1959), il Gruppo N a Padova (1959), l’Anonima Group negli Stati Uniti (1960), il Gruppo Uno a Roma (1963). Nel 1965 il Moma di New York li celebra con la mostra

The Responsive Eye”, occasione in cui viene proposta la denominazione optical art,

Le opere alla Futura Art Gallery sono straordinari esempi di arte programmata (altra celebre definizione, data nel 1962 da Umberto Eco, in occasione dell’omonima mostra tenutasi a Milano), ovvero lavori il cui funzionamento e ipotesi di lettura sono stati ideati e progettati razionalmente dall’artista, in fase di creazione, ma che comunque sono sottoposti alle variabili del caso, introdotte dall’azione dello spettatore che partecipa del fenomeno artistico.

Come funzionano questi lavori? Il loro movimento può essere reale e innescato, o da fonti di energia racchiuse nell’opera, come nelle Superfici magnetiche di Davide Boriani, o tramite l’azione diretta del fruitore, come negli Spazi elastici su tela di Gianni Colombo. Talvolta, invece, il movimento è solo apparente e virtuale, come nelle opere di Toni Costa, Dadamaino e Franco Grignani: in questi casi, esso si fonda sul principio dell’illusione ottica, per cui le forme, i colori, le trame sono realizzati in modo da dare origine a degli effetti ottici indissolubilmente legati al coinvolgimento dello spettatore.

La carica innovativa e il fascino delle opere cinetiche è, oggi come più di mezzo secolo fa,  indiscutibile; i lavori esposti alla Futura Art Gallery appaiono di una modernità ancora attuale. Ma ciò che più deve colpire è il rapporto che tali creazioni stabiliscono con lo spettatore. Così, posti di fronte a Deplacements di Martha Boto (1967), o Dinamica visuale, di Toni Costa (1969), capiamo che siamo invitati ad avere un ruolo attivo, affinché l’opera possa realizzarsi di fronte a noi ed estrinsecarsi nel proprio significato. Essa, infatti, non è più quell’oggetto compiuto una volta per tutte e circonfuso da un’aura di perfetta finitezza, accompagnata dall’idea di un magnifico artista-faber; diviene, invece, il semplice catalizzatore di un vero e proprio fenomeno estetico, che deve essere completato necessariamente tramite i nostri sensi fisici, mentali ed emozionali.

Sonia Lucia Malfatti

Nell’opera aperta dinamiche visioni
a cura di Vittoria Coen

Futura Art Gallery
Pietrasanta (LU)

dal martedì alla domenica
dalle 15.30 alle 19.30 fino al 25 febbraio
www.galleriafutura.com

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