COPERTINA  [FRANCESCO MUTTI ]

INCONTRO CON FRANCA PISANI

DIPINTI E SCULTURE PARLANO IL LINGUAGGIO DI UNA BELLEZZA MAI RISAPUTA, MAI BANALE

UN LESSICO VISIVO CHE ATTRAVERSA INDENNE GENERAZIONI E SCUOLE MARCHIANDO  A FUOCO FORME E CONTENUTI

Incontriamo Franca Pisani nella sua abitazione-studio di Pietrasanta. Le sue opere hanno il fascino misterico di un’epopea che la nostra società fa di tutto per dimenticare: perciò l’artista maremmana si fa medium di un segno grafico che trova nei propri elementi archetipici il più fertile dei terreni. Conoscenza storica ed emotiva latenti, inscritte in un Dna mnemonico che ella plasma sulle sue tele, tra marmi e argille, con puntualità enciclopedica. Il suo però è piuttosto intento sensibilizzante, traccia sfuggente che allontana lo spettro di una puerile banalizzazione del tratto, plastica arcaica secca, tagliente, diretta, affatto gracile, affatto piacevole: la morbidezza del segno infatti è data dal senso della sua contingenza; mentre la bellezza non è solo vuoto rispetto di un canone. La storia, il linguaggio, la donna, la spiritualità, spunti di indagine tra un individuale coinvolgimento emotivo e quella loro violenta evidenza materica che destabilizza. Il suo attraente archeofuturo traduce in forma letteraria la ricerca di un lessico visivo che attraversa indenne le generazioni, marchiandole a fuoco nelle forme e nei contenuti. […]

[Ph. Bernardo Ricci]

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COVER STORY [FRANCESCO MUTTI ]

A TALK WITH FRANCA PISANI

PAINTINGS AND SCULPTURES CONVEY THE LANGUAGE OF A BEAUTY THAT IS NEVER PROSAIC NOR TAKEN FOR GRANTED

A VISUAL LANGUAGE THAT SURVIVES THROUGH GENERATIONS AND SCHOOLS AND EMBEDS IN FORMS AND CONTENTS

We are with Franca Pisani in her house/atelier in Pietrasanta. Her works have the mystical charm of an epic our society does its utmost to forget about; thus, the artist from Maremma becomes the channel of a graphic sign whose most fertile soil consists in its archetypal elements. Latent historical and emotional knowledge written in a mnemonic DNA she shapes with encyclopedic accuracy in her canvases, among marble and clay. Her aim is rather a sensitizing one, an elusive trace that removes the threat of a childish banalization of the sign, an ancient plastic art that is dry, cutting, direct, and by no means weak or pleasant; the softness of her sign results from a feeling of contingency, whereas beauty is not just mere compliance with a canon. History, language, the female, spirituality: these are the starting points for her studies, which she carries out between personal, emotional involvement and destabilizing, violent, material evidence. Her attractive archaeo-future turns the quest for a visual language able to survive through generations and schools and to embed in forms and contents into literature. […]

[Ph. Bernardo Ricci]

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