Lucio Fontana, Concetto spaziale, teatrino, 1965-66

Dal 1940 al 1968, nella rassegna le tappe di una rivoluzione

 

Chissà quale gesto, in nome dell’arte, avrebbe compiuto Lucio Fontana, potendosi avvalere anzichè delle usuali tre dimensioni spaziali, delle dieci anticipate da Giuseppe Veneziano cui seguirà la teoria delle stringhe. Nel corso della sua opera nega tutto, il piano, la rappresentazione, la tradizione, o quasi: sono gli anni trascorsi a fianco del mentore Adolfo Wildt all’Accademia di Brera e del padre scultore in Argentina a fornirgli i mezzi tecnici e teorici per uscire dal suo hortus conclusus. Non attraversa soltanto la tela, bucandola e tagliandola, ma attraversa i tempi: la potenza creativa/distruttiva di un uomo, consapevole della necessità del proprio ruolo, è oggi nel nostro modo di pensare “oltre”. Come ne “Il mondo sul filo”, la pellicola del ‘73 di Fassbinder, siamo stimolati dalla ricerca di un livello ontologico superiore con cui entrare in contatto, dal momento in cui prendiamo consapevolezza della sua esistenza.

 

Guardare attraverso il taglio significa riprendere un dibattito filosofico

 

Così, nella Galleria comunale d’arte contemporanea di Monfalcone, si espongono fino al 2 marzo trenta opere realizzate tra la fine degli anni ‘40 e il 1968, dall’uomo che ha dato il via alla rivoluzione artistica della seconda metà del XX secolo. “Fontana e i mondi oltre la tela, Tra Oggetto e Pittura” è il titolo della rassegna, curata da Giovanni Granzotto e Leonardo Conti, che assieme alle tele, ceramiche e carte del maestro, ospita 50 lavori di artisti del ‘900 in sintonia con la sua ricerca, da Manzoni a Castellani, da Tancredi a Crippa, da Biasi a Berlingeri a Spalletti. “Noi continuiamo l’evoluzione del mezzo dell’arte” tuona Fontana dal Manifesto dello spazialismo (1951), ponendo al movimento l’obiettivo di definire un nuovo linguaggio, che lo spazio non rappresenti ma crei. L’arte totale è pronta a scambiare l’interno con l’esterno, l’opera con l’ambiente, la realtà con l’immaginazione. L’entusiasmo per le nuove tecnologie lo porta al Manifesto del movimento spaziale per la televisione l’anno successivo, nell’intuizione della possibilità di moltiplicare la potenza del nuovo linguaggio. Tuttavia è nel passato, nel periodo barocco, che va a pescare lo slancio di libertà, il desiderio di scardinare le forme. Guardare, attraverso il taglio, significa riprendere un dibattito filosofico che da Anassimandro apre al concetto di infinito e infiniti mondi. Ma nel gesto determinato e perfetto, l’artista non si lascia fotografare da Ugo Mulas nel 1964, pochi anni prima della morte, con cui concorda una messa in scena. La purezza del suo atto vitalistico non avrebbe potuto manifestarsi a comando.

 

Fontana e i mondi
Oltre la tela
Tra oggetto e pittura
Galleria Comunale
D’arte Contemporanea
Monfalcone
A cura di
Giovanni Granzotto
Leonardo Conti
Fino al 02/03

Elena Altemura

 

 

 

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