Energia di vita si sprigiona dal lavoro di Claudia Cervo e si fa bellezza. Nella mostra curata da Marina Bakos, Federica Luser e Myriam Zerbi, 80 opere raccontano, in un’antologica che mette insieme opere dal 2003 a oggi, una storia di tela, fili, carta plasmata e colori.

Ex corpore è una avventura sempre in bilico tra figurativo e puro dinamismo, dialogo teso tra e arte e natura, in continua mutazione.

Disegnare è da sempre la passione di Claudia, «da bambina era la mia valvola di sfogo, il mio gioco preferito. Ho imparato da sola le tecniche dell’acquarello, dell’olio, della tempera, della china, attraverso esperimenti continui». Impara l’arte per ‘disimpararla’, apprende le tecniche per smontarle, reinventarle. Con procedimenti non convenzionali, Claudia Cervo escogita soluzioni originali e naviga controvento – niente è facile nel suo operare –, cuore e testa al timone.

In ogni lavoro il disegno originario è soggetto a inattese, sorprendenti evoluzioni. Il risultato visivo non è mai frutto di semplice trascrizione di un’idea che si concreta.

«Sono convinta che il progetto sia sempre aperto, passibile di trasformazioni. L’arte sta nel ritrovare, riconoscere in un intreccio, in una sgualcitura del materiale la strada da seguire. Nel processo del fare, una linea attira l’attenzione e suggerisce qualcosa che può divenire vena, muscolo, albero o altro. Lavorare è un’appassionante avventura, una caccia al tesoro che accende stimoli inimmaginabili; è il materiale che ti dice dove andare, è il lavoro che ti porta. Per me fare arte non è riprodurre un pensiero, ma continuo ricercare, lasciando libertà e spazio all’intuizione.»

Con leggerezza, Claudia lavora per stratificazione. Accoglie le suggestioni del caso, ravvisa in un’increspatura un percorso, e vi entra, manipolando e modulando la carta velina come se tracciasse un disegno o stendesse colore. Pronta a scoprire nuovi orizzonti di forma e di senso. Il suo procedere sulla tela è scevro da decorativismi voluttuari, ogni pezzo è una storia di tela, fili di iuta, cotone, colla, carta e colori, e i protagonisti sono corpi che si dilatano fino a diventare paesaggi o si contraggono avviluppandosi in forme danzanti. Come nella nuda fisicità di donna, accovacciata, stesa, in attesa, partoriente, nel ritmo marcato e grave di folle attonite, così nella raffinatezza dei suoi veli senza titoli alla cui consistenza poetica fa eco un tocco minuto di delicata, squisita levità. «Colgo l’imprevisto come una possibilità. Guardo come va a disporsi la carta sulla tela e agisco di conseguenza. La mia costruzione dell’immagine è ricerca visiva e manuale. Le mani sono strumenti al pari del pennello, dove non arrivano le mani, entra il pennello e viceversa».

Le mani di Claudia saggiano la carta, la stendono, pizzicano, piegano, modellano, riplasmano con pennelli e polpastrelli e unghie. Nascono bassorilievi in cui la finissima dimensione tattile ha un’importanza pari a quella visiva.

Nella fase più recente della sua creatività, l’artista scava, riduce, rincorre segni che nel farsi si disfano, «sto diventando una minimalista mentale». L’immagine che emerge non è mai astratta, le sue creature sono sempre cellule vitali definite da giochi di luce che, inventando pieni e vuoti, masse e avvallamenti, possono disorientare chi guarda, sovvertendo certezze acquisite.

È lo stupore dell’artefice che, con tenerezza e determinazione, esplora, modella e modula la materia, strato dopo strato, falda dopo falda. Tonalità emotive diverse irradiano dal profondo delle figure che si formano e, nello svilupparsi fluido del ritmo di crescita, grazia ed eleganza sono caratteri che assumono significato e ragion d’essere.

«Da sempre vivo l’arte come fruitore oltre che come operatore, la sento come un messaggio che muove le emozioni, che va a toccare corde profonde. Credo che non sia una questione mentale, e sono convinta che non abbia bisogno di mediazioni. Arte è emozione necessaria e primigenia, deve arrivare con pienezza e in modo diretto.»

Che parlare di emozioni e di immediatezza sia anomalo, fuori luogo e fuori tempo nel mondo in cui viviamo? Sollecitare il piacere una missione dimenticata dell’artista?

La fragilità è forza nell’arte sottile e raffinata di Claudia Cervo: felicemente attratti nel flusso della sua opera, ci si immerge per attimi di infinito. E, mentre l’emozione evoca suggestioni e accende nuove sensualità, affiora in filigrana, un bagliore rassicurante, il presagio che la bellezza, forse, non sia lingua del tutto perduta.

(Myriam Zerbi)

Dove e quando: ‘Ex Corpore’ c/o Galleria Cavour – Piazza Cavour – 35122 Padova.

Inaugurazione giovedì 27 settembre a partire dalle ore 18,30.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 4 novembre con orario: 10,00/13,00 – 15,00/19,00 – Chiuso i lunedì non festivi.

 

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