Lorella Pagnucco Salvemini, Direttore Responsabile di ARTEiNWorld

EDITORIALE [ LORELLA PAGNUCCO SALVEMINI ]

IL BATTESIMO DELLA NOSTRA RIVISTA A VENEZIA IN QUEL LONTANO 1988

Era l’ormai lontano 1988 quando ArteIn emetteva il primo vagito. La rivista era piccola (64 pagine in bianco e nero), ma il suo fondatore, Giancarlo Calcagni, pensava in grande. Già per il battesimo scelse un tempio dell’arte contemporanea quale la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, con tanto di festa per 300 selezionatissimi invitati. Non era prevista alcuna sorta di dress code per partecipare all’evento – da uomo naturalmente elegante, confidava (troppo) nel buon gusto e nel senso del decoro altrui. No, lui per la presentazione in società della sua neonata creatura aveva preferito attenersi piuttosto a un intellectual code, circondandosi di storici, critici, giornalisti, artisti fra i più accreditati del periodo. C’erano ovviamente Philip Rylands, eccellente padrone di casa, Pierre Restany, Enrico Crispolti. E ancora – vado a memoria – Barbara Rose, Luciano Caramel, Mario Penelope, Tommaso Paloscia, Giovanni Carandente. Fra gli artisti, Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso e giovani promesse di allora come Pablo Atchugarry e Marco Nereo Rotelli.

Sono passati 30 anni e sembrano 100. Il mondo, nel frattempo, non solo è cambiato, ma si è stravolto. Altri modi di pensare, di comunicare, altri valori, altre priorità. Abbiamo assistito all’avvento di Internet, che ha la stessa portata rivoluzionaria della stampa di Gutenberg per la circolazione – per quanto bisognosa di approfondimenti – delle idee e dei saperi. Abbiamo dovuto imparare che non esiste più una storia dell’arte collegata a una geografia dell’arte. Per esempio, quando si diceva Rinascimento si pensava immediatamente a Firenze; si parlava del barocco con la mente rivolta alla Roma del Bernini e del Borromini. Ancora per buona parte del ‘900, erano le città stesse a suggerire i nomi ai movimenti artistici: l’école de Paris, la scuola di New York, la scuola romana. Oggi, invece, in una comunità dove ogni pensiero, parola e opera sono a disposizione di tutti e subito, si è dovuto perfino coniare un nuovo termine – glocal – per tentare di raccapezzarsi in un pianeta che ha reso superflue le care, vecchie bussole. Travolti dal mare magnum della rete, viviamo in un delirio di onnipresenza, in cielo, in terra e in ogni luogo, neanche fossimo Dio. Così, tutti siamo diventati al contempo locali e globali, provinciali e internazionali.

In un panorama così mutato, anche ArteIn per continuare il dialogo con i lettori necessariamente doveva aggiornarsi. Ci siamo trasformati in ARTEiNWorld, abbiamo introdotto la traduzione dei testi in lingua inglese, siamo in edicola in diverse nazioni estere, abbiamo una edizione online che supera i 100.000 utenti. E soffiamo sulle 30 candeline, pensando anche a questo traguardo come a un nuovo punto di partenza: il nostro elisir di lunga vita, probabilmente.

Questo articolo fa parte del n. 1/2018 della rivista ARTEiNWorld, acquistabile nella versione digitale o cartacea.


EDITORIAL [ LORELLA PAGNUCCO SALVEMINI ]

THE BAPTISM OF OUR MAGAZINE IN VENICE BACK IN 1988

Way back in 1988 ArteIn took its first free breath. It was a small magazine (64 black-and-white pages) but its founder Giancarlo Calcagni thought big. For instance, he baptized the magazine in a temple of contemporary art, the Peggy Guggenheim Collection in Venice, where he held a party attended by an elite group of 300 selected guests. There was no dress code for the event; as a man, he relied (possibly too much) on other people’s taste and decorum. Instead, he wanted the public presentation of his new creation to comply with an “intellectual code,” inviting the most respected historians, critics, journalists and artists of the time. Of course, there were Philip Rylands, excellent host of the event, Pierre Restany, Enrico Crispolti. I also remember Barbara Rose, Luciano Caramel, Mario Penelope, Tommaso Paloscia, Giovanni Carandente. Among artists, Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso and the then promising young artists Pablo Atchugarry and Marco Nereo Rotelli.

Thirty years have passed, but it seems an age ago. During this period, the world has not just changed, it was turned upside down. New ways of thinking and communicating, new values, new priorities. We have witnessed the arrival of the internet, whose role is as revolutionary as Gutenberg’s printing press in the sharing of ideas and knowledge (although possibly needing to be more detailed). We had to learn that art history is not connected with art geography any more. For instance, when one said Rinascimento, he immediately thought of Florence; when one said Barocco, he thought of Rome, Bernini and Borromini. Still for the greatest part of the 20th century, art trends were called after the cities and towns they were born in: the école de Paris, the school of New York, the Roman school. Instead, today we are part of a community where every thought, word and work is immediately available to everyone, and where a new word has been created (glocal) in order to orient ourselves in a world where our dear old compasses have become useless. Overwhelmed in the mare magnum of the web, we live with our delusions of omnipotence in the sky, on earth and everywhere, as if believing we are God. Thus, we have all become local and global, provincial and international at the same time.

In such a changed context, ArteIn too, in order to keep on conversing with its readers, had to update. We have changed our name into ARTEInWorld, we have started translating our articles into English, our magazine is on many newsstands around the world, and the online edition of our magazine is read by more than 100.000 users. And now, we blow out our thirty birthday candles considering this achievement as a new starting point, probably our elixir of life.

This article is part of the n. 1/2018 of the magazine ARTEiNWorld, available on our website, in digital or paper edition.

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