ECO E NARCISO

Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie nazionali Barberini Corsini

a cura di Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi

dal 18 maggio al 28 ottobre 2018

Gallerie Nazionali di Arte Antica
Roma, Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13

martedì/domenica 8.30- 19.00 – la biglietteria chiude alle 18.00

info barberinicorsini.org | www.maxxi.art


di NICOLETTA ZANELLA

Sala del Trono. Courtesy AltoPiano Fotografia, Agostino Osio

Il mito di Ovidio nella sua raffigurazione più nota, il Narciso, attribuito a Caravaggio, dà il titolo alla mostra Eco e Narciso, allestita in occasione della riapertura al pubblico di una parte delle Gallerie di arte antica di palazzo Barberini. Eco e Narciso divengono qui tema di una riflessione senza tempo per i due curatori, che indagano, attraverso acuti confronti tra opere di arte antica e pezzi contemporanei provenienti dal MAXXI, il problema dell’identità personale dell’artista e il suo ruolo. 

Y. Shonibare, M. Benefial Foto: Alberto Novelli
In alto: G. Paolini, Caravaggio. Foto: Alberto Novelli

L’inizio sontuoso, antepone gli oltre 500 mq della volta dipinta da Pietro da Cortona per celebrare Urbano VIII a Le Ore di Ontani, iconico narciso contemporaneo. Infatti, come dice Bartolomeo Pietromarchi: “Egli elegge a soggetto sempre e solo la sua persona. (…) la cui presenza si ostenta ed estremizza per reinterpretare attraverso lo specchio della propria identità non solo il mito culturale, ma anche la necessità dell’autorappresentazione, nei termini del consenso sociale. È il tema attualissimo di un’epidemia narcisistica, legata al dilagare delle immagini.”

M. Bonvicini
Foto: Alberto Novelli

L’esposizione prosegue nella berniniana Sala ovale con l’oscurità nella quale si specchia il Narciso caravaggesco contrapposta a Eco nel vuoto, l’opera di Giulio Paolini, che sottolinea il ruolo di eterno riverbero della ninfa Eco.

Il senso di questa mostra è tutto nelle parole di Flaminia Gennari quando dice che già l’Alberti, nel suo trattato De Pictura, alludeva al mito di Narciso come allegoria della pittura – “che altra cosa è il dipingere, che abbracciare e pigliare con l’arte quella superficie del fonte?” – Con Paolini, e Caravaggio, siamo però di fronte all’allegoria della figura dell’artista stesso, come Narciso condannato a inseguire un’immagine, un riflesso, un’illusione destinata a un’eterna solitudine, alla consolazione del rispecchiamento di sé nell’altro.

Un percorso denso e affascinante quello che si snoda nelle quattordici sale, presentando accoppiate come il Bronzino e Richard Serra, Shirin Neshat e Guido Reni, Pierre Subleyras e Stefano Arienti, Raffaello Sanzio e Monica Bonvicini. Con una conclusione ideale al MAXXI con Antonio Corradini e Vanessa Beecroft.

Related Post