“Damien Hirst, fammi sognare”

Carlo Vanoni

di Carlo Vanoni

Da che mondo è mondo, il mondo, parte sempre dalle leggende. E io, se fossi uno degli artisti più ricchi al mondo, m’inventerei una geografia partendo da quella che già esiste, ma aggiungendo nomi che neanche Borges quand’era in forma. Poi il mare. Il mare terra di nessuno. E un veliero, di quelli che mio zio, fumatore serio, costruiva con i fiammiferi. E dentro il veliero Apistos (questo il nome che gli darei) un tesoro. Cento tesori. Tutti appartenuti a uno schiavo vissuto nel I secolo dopo Cristo che io chiamerei Cif Amotan II, lasciando così intendere che prima di lui ce n’è stato un altro. Il veliero, lo sapete, a un certo punto, deve affondare e i cento tesori -è scritto- se l’inghiottirà il mare. Soltanto venti secoli dopo una spedizione di sommozzatori li tirerà fuori dagli abissi.

Giunge poi il momento dell’incontro tra me e un signore, uno dei 100 più ricchi al mondo. Perché il simile attira il simile. Il ricco signore è anche un collezionista che metterebbe a mia diposizione due spazi nella città che in quanto a stupore e meraviglia ci batte tutti. E cioè Venezia. L’accordo è questo: io lavoro tremilaseicentocinquanta giorni e alla fine mi presento con la mostra: 200 opere circa che vanno dalle monete alle conchiglie, dalle statue agli unicorni, tutte meravigliosamente incrostate di coralli e di altre meraviglie. Reperti egizi. Mondo azteco. Sumeri. Mostri alti sette metri, ciclopi, unicorni, Shiva, Pluto e Mickey Mouse. Quest’ultimo tenuto per mano dall’artista che sarei io, perché sti cazzi, c’ho lavorato dieci anni dieci e, se permettete, nella mostra mi ci metto anch’io. Poi aggiungerei filmati del ritrovamento con tanto di sommozzatori e navi e tutto quel backstage che tanto piace alla gente. Siccome le sculture le vorrei di bronzo, chiederei al mecenate-collezionista quattro mesi solo per l’allestimento, perché giuntare parti di sculture alte anche 18 metri richiede tempo. Eccomi, sono pronto.

Non è un romanzo. Neppure un film di fantascienza. E’ una mostra. Come non ne avete mai viste da nessuna parte: Damien Hirst presenta Treasurers from the Wreck of the Unbelievable, Venezia, tra Punta della Dogana e Palazzo Grassi. Stupore e divertimento, didascalie intelligenti, Storia che intreccia storie raccontate così bene che ti devi concentrare, devi studiare, mostra che ti lascia a bocca aperta perché il lavoro, l’idea, l’allestimento, la follia e soprattutto il divertimento, non sempre te li ritrovi all together nelle contemporary art exhibition, qui si ride e ci si stupisce, viene voglia di toccare, alla faccia del virtuale viene voglia di accarezzare, e poi uscire fuori e continuare a pensare. Non lo so. Ma credo che con questa mostra, l’arte contemporanea, stia andando da un’altra parte. Forse è la volta buona che Tutankhamon e gli Egizi –con tutto il rispetto naturalmente- gli Impressionisti e Caravaggio –ossequiosamente s’intende- Van Gogh e quell’altro che ha dipinto l’orecchino di perla –tutta brava gente- cederanno il primato dello sbigliettamento a un artista del nostro tempo che per competere con tutta l’anticaglia, è costretto a inventarsi un mondo. Perché alla gente, l’arte contemporanea, interessa poco o niente. La gente vuole stupore e illusione. Meglio ancora se confezionati in un trapassato remoto anche se inventato. Purché non sia il presente. Perché alla gente, del presente, non gliene frega niente. “La gente vogliono emozionarsi”. E adesso che la televisione sta andando lentamente in pensione, ora che Internet si è presa cani e gatti, sesso e aforismi, l’arte, forse, ha trovato uno spiraglio: farci sognare.

Quindi, Damien, fammi sognare.

Fammi sognare… un gigante di 18 metri… fammi sognare… uno schiavo e il veliero… fammi sognare…il tesoro in fondo al mare… fammi sognare… sarà finto o sarà vero?… fammi sognare

ma l’arte concettuale? Fammi sognare… e Duchamp e la pala per spalare? Fammi sognare… e Malevic e tutto il resto?… fammi sognare…. e Documenta e la Biennale? Fammi sognare… e la bellezza che salverà il mondo e l’impegno degli anni Settanta e la Body Art e l’Informale e tutto il resto?

Fammi sognare. Altrimenti me ne torno da Tutankhamon e Caravaggio.