HELIDON XHIXHA: Dall’acciao al marmo di Pietrasanta – From Steel to Pietrasanta Marble

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di PAOLO MAGRI – LA MOSTRA DELL’ESTATE RACCONTA LA SVOLTA DI HELIDON XHIXHA

Lo scultore di Durazzo, dopo i materiali hi-tech, approda alla potenza eterna della pietra

1Superfici fluide si incrociano, si fondono in un’unica massa lavica d’acciaio, come se fossero in movimento, scivolano nello spazio, attraversano la luce, riflettono e rifrangono ogni fotone, percorrono ogni piega, ogni increspatura, per poi irrigidirsi in steli dritti e lisci come obelischi. La scultura di Helidon Xhixha è multiforme, figlia della linea tangente più che della perpendicolare, è un oggetto plastico che sprizza energia, instabile e alchemico come l’argento vivo. L’acciaio è un materiale selvaggio domato dall’artista ed è il principale protagonista di questa poetica. Almeno fino ad ora.

Helidon Xhixha oggi riscopre le tecniche tradizionali della scultura: il marmo e il bronzo. Una sorpresa inaspettata, paradossalmente innovativa, una svolta nella carriera dell’artista. Un’esigenza nata dal confronto con una città: Pietrasanta, capitale internazionale della lavorazione di questi materiali, che accoglie da giugno a settembre la mostra The Spinning Rock, dall’acciaio al marmo dedicata all’artista di Durazzo, organizzata dal comune toscano in collaborazione con la Galleria Contini UK. Le opere sono esposte nel centro storico, tra la Piazza del Duomo, il Chiostro di Sant’Agostino e il Pontile di Marina di Pietrasanta, nonché nei comuni limitrofi, tra Forte dei Marmi, Seravezza, Stazzema, Camaiore, Massarosa e Viareggio. In un sapiente dialogo con il luogo, le sculture uniscono l’elemento più conosciuto di Helidon Xhixha, la brillantezza hi-tech dell’acciaio alla potenza eterna della pietra. Una cesura nel percorso dell’artista.

3Nato in Albania nel 1970, Helidon Xhixha trascorre l’infanzia nello studio del padre pittore, che lo indirizza verso la scultura. Studia a Tirana, alla Kingston University di Londra e si laurea nel 1999 all’Accademia di Brera. Dopo le prime creazioni in vetro di Murano, la sua poetica si concentra sull’acciaio, di cui contraddice la durezza e la resistenza attraverso piegature, estroflessioni e segni che danno forma alla luce. Modellando la materia, l’artista esalta il riverbero del metallo che diventa sorgente luminosa. Il gioco plastico è privo di riferimenti alla tradizione, le forme non rappresentano altro che se stesse, eppure Helidon Xhixha non si contrappone al passato, continua anzi quella linea espressiva che comincia con la pelle delle statue di Michelangelo, passa per la forza della sua architettura, e arriva alle superfici delle sculture di Arnaldo Pomodoro, Richard Serra e Anish Kapoor. Un’eloquenza che si riscontra soprattutto nelle opere monumentali, dalla Renaissance of Towers di Stresa del 2002 ai Tre Monoliti di Stabio in Svizzera del 2008, dai 4Riflessi di Storia al Palazzo Presidenziale di Tirana del 2012 al Thunder Light di Miami del 2015 e al Waterfalls sulla Piazza Bussolin di Padova commissionato dalla Mediolanum Family banking, fino all’ Iceberg presentato alla Biennale di Venezia del 2015: una punta d’acciaio che spunta dalla laguna come i ghiacci ai poli.

Per questa occasione a Pietrasanta, Helidon Xhixha fonde l’acciaio con la roccia, isola la pietra, ne valorizza le qualità, utilizza marmi locali: l’arabescato altissimo, il Versilis, lo statuario macchietta ed il calacatta. Il rispetto per la sacralità di questi luoghi non modifica lo spirito irrequieto delle sue opere: la luce percorre il marmo e ne descrive le pieghe, quasi la superficie si muovesse per trattenere l’energia imprigionata. Anche qui la materia parla da sé.

 

DALL’ACCIAIO AL MARMO

HELIDON XHIXHIA

PIAZZA DEL DUOMO

CHIESA E CHIOSTRO DI SANT’AGOSTINO

PIETRASANTA

11/06 – 30/09

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by PAOLO MAGRI – THE SHOW OF THE SUMMER: HELIDON XHIXHA’S TURNING POINT

The Albanian sculptor moves beyond high-tech to the eternal power of stone

Fluid surfaces criss-cross, melding into a single magmatic mass of steel. Sliding through space, they cut the light, reflecting and refracting every photon, revealing every fold and crevice, and then harden into smooth, straight obelisks. Helidon Xhixha’s sculpture is metamorphic, following the tangent line rather than the perpendicular, plastic objects bursting with energy as instable and alchemical as molten silver. Steel is a wild medium, the barely-contained protagonist of this artist’s poetics. At least up to now.

In his current phase, Helidon Xhixha has rediscovered the traditional techniques of sculpture in bronze and marble. It’s an unexpected surprise, a paradoxically innovative turning point in this artist’s career. The change was sparked by the artist’s encounter with a city, Pietrasanta, international capital of these ancient sculptural materials. From June to September, the Albanian artist is featured in the exhibition “The Spinning Rock, From Steel to Marble”, organized in the Tuscan town of Pietrasanta in collaboration with Galleria Contini UK. Helidon’s new works are on view in the town’s historic center—in the Piazza del Duomo, the Sant’Agostino Cloister, and on the Pietrasanta Wharf—but also in the nearby towns of Forte dei Marmi, Seravezza, Stazzema, Camaiore, Massarosa and Viareggio. In brilliant dialogue with their surroundings, the sculptures unite the most recognized characteristic of Xhixha’s work, their hi-tech sheen, with the eternal power of stone, marking a turning point in the artist’s career.

Born in Durrës, Albania, in 1970, Helidon Xhixha spent his youth in his father’s painting studio, demonstrating an early fascination with sculpture. After studying in Tirana, then at Kingston University in London, he earned a degree in 1999 at the Brera Academy of Fine Arts in Milan. After an early phase of work in Murano glass, his poetics shifted toward steel, but he worked against the hardness and resistance of the medium by creating folds, extrusions and grooves that gave form to reflections of light. Shaping the material, the artist exalted the reverberations of metal, which became a fount of luminescence. The plastic play of metal left tradition behind with forms that represented only themselves, but rather than opposing the past, Helidon continued an expressive line that began with Michelangelo’s sculptural handling of flesh, which the great Tuscan then transferred into his architectual surfaces. Helidon’s eloquent interpretation of Michelangelo takes further inspiration from the sculptural surfaces of Arnaldo Pomodoro, Richard Serra and Anish Kapoor, and comes into full expression in monumental works such as the Renaissance Towers in Stresa (2002), the Three Monoliths of Stabio (Switzerland, 2008), Reflections of History (Presidential Palace, Tirana, 2012), Thunder Light (Miami, 2015), Waterfalls (Piazza Bussolin, Padua, commissioned by Mediolanum Family Banking) and Iceberg (Venice Biennial, 2015). In the Biennial work, a steel point emerges from the lagoon like a polar iceberg.

For the Pietrasanta exhibition, Xhixha melds steel with rock, encircling the stone, exalting specific local types of marble : the arabrescato altissimo, the Versilis, statuario macchietta and the calacatta. The artist’s respect for the sacredness of the place doesn’t lessen the unquiet spirit at work in each of his pieces: light runs across the marble, exploring every fold, as though the surfaces were shifting to contain inner energies struggling to emerge. Here too, the medium speaks for itself.

 

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