boccaccio

Verso la metà del Trecento un’epidemia di peste sconvolse l’Europa e Giovanni Boccaccio scrisse il suo Decamerone suggeritogli dalle vicende di dieci ragazzi che si erano rifugiati in una villa di campagna e trascorrevano il tempo della reclusione raccontando a turno una storia. In attesa che qualcuno di penna felice racconti un attuale Decamerone suscitato dal coronavirus, si potrebbero invitare i poeti, i letterati e gli artisti a dedicare le giornate infinite di questi “arresti domiciliari”, che riguardano tutti noi, per interrogare il presente, per interrogarsi e per offrire il frutto di tale maieutica operazione a tutti noi magari attraverso “Arte in”. D’altronde arte e letteratura sono spesso andate di pari passo e i tristi passi di oggi possono rinsaldare tale rapporto e confortare chi si trova confinato in casa.

Luciano Caprile

è nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. L’incontro con “Arte in” è avvenuto nel 1993 in occasione di una copertina dedicata a Ugo Nespolo. E da quel momento non ci siamo più lasciati.

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