Così l’arte cura le cicatrici del terremoto – How art cures the wounds of the earthquake

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Carlo Vanoni – Il 25 agosto di quest’anno mi trovavo là dove un tempo sorgeva Gibellina. In quello stesso giorno il terremoto stava devastando Amatrice e gli altri paesi. Mentre camminavo tra le “vie” del Grande Cretto di Alberto Burri l’Italia tremava. E tremavo anch’io, perché trovarmi lì, dove un tempo c’era una città cancellata dal terremoto del Belice, mi rendeva ancora più vicino quello che stava succedendo in un’altra parte d’Italia. Gibellina non risorse mai più. Per questo Burri la congelò nel cemento, creando un’opera d’arte unica al mondo, una sorta di sudario in cemento steso sopra le macerie del terremoto. Gibellina nuova (così si chiama oggi) sorge 20 chilometri più in là. E quando ci arrivi te ne accorgi perché la Porta del Belicealta 26 metri realizzata da Pietro Consagra attraversa la strada a 2 carreggiate e funge da ingresso alla città. Ci passi sotto con l’automobile e poi svolti a destra. Da qui in poi è un susseguirsi di opere realizzate da grandi artisti: Melotti e Rotella, Pomodoro, Mendini, Paladino, Staccioli,  Accardi, Uncini, Marchegiani, e tanti altri che hanno disegnato la nuova Gibellina non per farne un museo all’aperto ma per delineare uno spazio e creare punti di riferimento.
 
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Carlo Vanoni – On August 25 this year, I found myself in the place where Gibellina once stood. On that same day, the earthquake was devastating Amatrice and the other towns. As I walked through the “streets” of Albeto Burri’s Grande Creta, Italy was trembling. I was trembling too, because to find myself there, where a city had been wiped out by the Belice earthquake, put me even closer to what was happening in another part of Italy. Gibellina never rose again. Because of that, Burri forever froze it in cement, creating an artwork unique in all the world, a sort of cement veil stretched over the ruins of the earthquake. New Gibellina (as it’s called today) rose up 20 kilometers away. When you arrive there, you realize why the 26-meter-high Porta del Belice  (Belice Portal) created by Pietro Consagra crosses the two-lane road and functions as an entryway into the city. You pass under it in your car, then turn right. From here on appears a sequence of works realized by great artists: Melotto and Rotella, Pomodoro, Mendini, Paladino, Staccioli, Accardi, Uncini, Marchegiani, and many others who desgined the new Gibellina, not to make an open-air museum but to delineate a space and create reference points.

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Carlo Vanoni

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