Così Banksy cattura il consenso

LA DISTRUZIONE DELLA TELA, UN HAPPENING STUDIATO

Tutta l’arte, persino quella contemporanea, è un simbolo. E ogni suo singolo aspetto afferisce, di caso in caso, a problemi iconografici e iconologici che eliminano ogni altra divagazione individuale. Simbolo, addirittura, è il gesto artistico nella sua più complessa accezione, a cui la storiografia ha poi fatto indossare l’abito del capolavoro: un gesto scaltro che compiono l’arte e il suo sistema nei confronti di una società pigra e svogliata, ultimamente poco incline alla conoscenza.

La distruzione di The Girl with Balloon è, a tutti gli effetti, operazione di questo tipo: happening strutturato e violentemente organizzato dove, alla fine, escono tutti vincitori. Con Banksy infatti, artista della contestazione geopolitica e dell’affrancamento economico dal sistema dell’arte mondiale, si è colta al volo l’opportunità di rinfrescare enormemente il mercato dell’arte, in totale accordo proprio con quel sistema che si voleva boicottato. La sensazione è che il cortometraggio diffuso in rete vada preso esattamente per quello che è: un evento cinematografico studiato a tavolino da una committenza avida di consenso che protegge il proprio investimento elevandolo a nuovo membro di una casta esclusiva. Un gesto regolato e necessario che conquista terreno, sfruttando le capacità trasversali del misterioso personaggio e fuori dagli schemi. La conquista del consenso è, dunque, il motore degli eventi: e l’arte ne è stata spesso carburante.

Quando frate Giovanni da Fiesole termina, non oltre il biennio 1433-34, la sua Annunciazione per la chiesa di San Domenico a Cortona, la sensazione infatti è che ci si trovi di fronte a un passaggio epocale dello stesso tipo. Di annunciazioni come la sua non se ne contano molte: e mentre l’invenzione artistica diventa intento sociale, il risultato è indottrinamento senza deroghe, una mano tesa al popolo inerme come una fiera incalzata dai cacciatori nella selva. Opera meravigliosa dalla genesi dibattuta, è infatti la contingente natura della committenza a determinare il fare del Beato Angelico: una committenza risoluta e motivata che brama un consenso assoluto, unanime, politico e geografico. L’Angelico dipinge uno scambio in vulgata nel quale l’angelo e la Vergine si trovano a discutere in un botta e risposta dal sapore popolare. La donna e il divino dialogano da pari, ella ormai padroneggia lo spazio che occupa. E le parole, non più alluse ma grafiche, fisiche e riconoscibili, viaggiano sulla scena come prova tangibile, inappellabile e insindacabile della potenza di Dio, di cui i frati domenicani cortonesi e la Chiesa tutta da sempre si fanno portavoce.

Francesco Mutti

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