PALAZZO VECCHIO Sede del Comune di Firenze/ Seat of the Municipality of Florence Ph: Zolli Firenze / Florence

Mappa essenziale dei numerosi capolavori da esplorare

“Festina lente, affrettati lentamente” è il motto che Cosimo I de’ Medici associò al simbolo della tartaruga con vela per farne il suo emblema. L’animale che incede lentamente è metafora di prudenza e, abbinata alla vela che sospinge le navi, diventa anche sinonimo di forza d’azione. Quella tartaruga con vela è ancora oggi visibile su soffitti e pavimenti di Palazzo Vecchio a Firenze, fino alla sua versione monumentale dorata di Jan Fabre collocata nel 2016 in piazza della Signoria. Così, diventiamo noi quella tartaruga che ammira la Nascita di Venere di Botticelli, l’Annunciazione di Da Vinci, la Venere di Urbino di Tiziano e il Bacco di Caravaggio. Sempre affrettandoci lentamente camminiamo davanti al Duomo, alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Procediamo, poi, verso la Basilica di Santa Croce, “Il tempio dell’Itale glorie” dove sono sepolti Foscolo, Michelangelo, Galileo, Alfieri e Leon Battista Alberti. Quindi, ci inerpichiamo verso “I Boboli”, i giardini granducali di Palazzo Pitti, già residenza dei Medici, dei Lorena e dei Savoia. A fianco, c’è Forte Belvedere, edificio che negli ultimi anni ha ospitato mostre d’arte contemporanea di grande suggestione (Jan Fabre, Giuseppe Penone, Antony Gormley). Lentamente, torniamo in città, attraversiamo l’Arno a piccoli passi sul Ponte Vecchio, che risale all’epoca romana e che fino al 1218 era l’unico ad attraversare il fiume.

A ogni angolo chiese, palazzi e monumenti offrono squarci di quasi insostenibile emozione

Percorrendolo, osserviamo parte del corridoio vasariano che collega Palazzo Pitti a Palazzo Vecchio passando per la Galleria degli Uffizi. Camminiamo ancora per visitare la Galleria dell’Accademia e giungere alla Basilica di Santa Maria Novella, la cui facciata è opera di Leon Battista Alberti, lo stesso architetto che ha concepito il tempietto Rucellai sito nel museo Marino Marini. Qui incontriamo l’arte moderna, dello scultore dei cavalli e cavalieri, delle pomone e delle danzatrici. Procediamo a piccoli passi come la tartaruga verso Palazzo Strozzi, divenuto ormai laboratorio di dialogo tra rinascimento e contemporaneo. Oggi, ospita “Aria”, la mostra di Tomás Saraceno che, con opere ispirate al ragno e alla sua tela, suggerisce un nuovo approccio dell’uomo all’ambiente.

Giungiamo infine al Museo del Novecento, che con la curatela di Sergio Risaliti ha trovato una nuova vita. Oggi, le sale ospitano la mostra di Allan Kaprow, “I will always be a painter – of sorts”. L’artista ha sviluppato un’arte concettuale e spontanea, utopica e provocatoria, politica e ironica. I lavori sono il risultato di una contaminazione tra performance, teatro, danza e arti visive. Nascono così gli environment e gli happening, dove lo spettatore-visitatore diviene protagonista dell’opera. All’uscita, stanchi e appagati, torniamo a riposarci nelle pareti di Palazzo Vecchio. Lì, assieme alla tartaruga, attendiamo che il prossimo vento dell’arte che verrà ci conduca ancora lontano ma, di certo, lentamente.

Michele Ciolino

 

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