Lorenzo Filomeni - Studio Filtri, 2018. ph. Nicola Gnesi

Ruggine e filtri di sigarette la sorprendente materia prima delle sue opere

 

LE SCAGLIE DI FERRO OSSIDATE
VENGONO APPLICATE SULLA TELA
ALLA RICERCA DI ACCORDI CROMATICI

 

“Per me il ruolo dell’artista è quello dello sciamano indiano che fa aprire gli occhi, che mette un punto interrogativo e che fa vedere le cose in una maniera diversa da come appaiono”. Per ottenere tale risultato Lorenzo Filomeni si avvale di due elementi narrativi in apparenza lontani tra di loro: le ruggini e i filtri delle sigarette. Nel primo caso egli recupera e manipola le scaglie di ferro alterate dagli agenti atmosferici prima di applicarle sulla tela con reiterato gesto materico e con una recuperata vocazione pittorica nella disposizione dei frammenti alla ricerca di modulati accordi anche cromatici (ovvero “copre la superficie della tela secondo urgenze liriche”, come ha annotato Dino Carlesi). Tale comportamento riflette una visione dinamica della vita: “Ogni atomo, ogni essere umano, ogni emozione è in relazione con gli altri, genera un moto continuo”. Allo stesso modo si combinano tra di loro e crescono nello spazio le sculture concepite coi filtri. Così questi due mondi si incontrano e si saldano in un divenire di sollecitazioni compositive che generano continue domande a cui è arduo rispondere. Come succede sovente nella quotidianità che ci compete. Infatti le sue sfere, costituite dall’assemblaggio di filtri cilindrici, tendono alla perfezione visiva ingannando l’occhio. Dal canto loro le ruggini proliferano nello smarrimento della loro origine. Filomeni lancia di proposito un messaggio provocatoriamente insinuante: tocca alla sensibilità di chi osserva ed entra in empatico colloquio con simili opere instaurare un collegamento armonico tra di esse e la personale interiorità. Ha scritto per l’appunto Giovanni Faccenda: “Le ruggini come le sfere realizzate con i filtri di sigarette non fumate racchiudono, subliminali, la visione allusiva che Filomeni ha dell’esistenza: l’uomo vi collima quale particella atomica organica ad altre analoghe; è il nucleo germinale di corrispondenze individuali o di relazioni comunitarie”.

LA SUA VISIONE DEL MONDO E DEL TEMPO
NON PROPONE SOLUZIONI DEFINITIVE
MA AGGIUNGE DUBBI E PONE QUESITI

Questa indagine trova ora un ulteriore, stimolante approdo espositivo: il prossimo 27 giugno la Galleria 10amart di Milano ospiterà una sua personale presentata in catalogo da Matteo Galbiati. Si intitola “I solidi platonici”: “Ho interpretato le cinque figure geometriche perfette secondo la mia visione del mondo e del tempo. Ogni scultura sarà composta da circa trentamila filtri assemblati uno a uno”, dove si evidenzia il solito bisticcio tra percezione e realtà. La sua visione del mondo e del tempo non propone dunque soluzioni appaganti ma aggiunge dubbi, pone continui quesiti, sollecita le coscienze in un crescendo di vuote solitudini. Dove occorre specchiarsi e smarrirsi per potersi in qualche misura ritrovare. D’altra parte Enrico Mattei ha sintetizzato e ribadito questo suo comportamento compositivo dove “esiste un silenzio spaziale aperto che l’uomo può occupare spiritualmente” per “una necessità di rompere la connessione del tempo con lo spazio”. Un obbligo e un destino che ci appartiene e ci accomuna e ci aiuta a comprendere la precaria, ambigua consistenza della vita. Anche per tutto ciò Filomeni docet.

Luciano Caprile

LORENZO FILOMENI
I SOLIDI PLATONICI

GALLERIA 10 A.M. ART
MILANO

TESTO CRITICO DI
Matteo Galbiati

CATALOGO A CURA DI
NICOLA GNESI

27/06 – 20/07

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