M77 Gallery, Mostra di Maria Lai / Maria Lai exhibition

Meglio cambiare strategia
“Col modello italiano la valorizzazione di un artista è più difficile”

L’INCONTROLLATA IMMISSIONE SUL MERCATO DI OPERE DELLO STESSO AUTORE ABBASSA LA QUALITÀ
“LE RESPONSABILITÀ SONO EQUAMENTE DISTRIBUITE, NOI LAVORIAMO PER CAMBIARE QUESTO STATO DI COSE” 

A quattro anni dall’apertura di M77 Gallery, si sente di fare un bilancio? Le sue aspettative sono state soddisfatte, disattese, superate?

L’idea iniziale di M77 Gallery era quella di instaurare una logica di scambio con alcune gallerie internazionali: portare in Italia ed esporre i loro artisti e dare visibilità internazionale ai miei.

Non è stato sempre possibile e ho dovuto cambiare la mia strategia: sì ad artisti internazionali, ma senza passare per le gallerie, e italiani, cercando di alternare giovani – come Agostino Iacurci – e storicizzati – come Emilio Isgrò e Maria Lai, che è esposta in questi giorni in galleria.

E in base a quali criteri sceglie gli artisti di cui occuparsi?

È un aspetto molto difficile. L’Italia non è come l’America: in America gli artisti lavorano con una sola galleria. È poi la galleria che si occupa di gestire i rapporti con altre gallerie.

In Italia, molti artisti lavorano già con numerose realtà e questa frammentazione complica il lavoro di chi vuole valorizzare l’artista in maniera seria.

La frammentazione porta a un’immissione incontrollata nel mercato di opere dello stesso autore e la mancanza di controllo, della quantità e della qualità, impoverisce il lavoro di tutti.

Mi piacerebbe che questo modo di lavorare fosse dato per scontato per poter parlare di altre tematiche importanti: il diritto di seguito, la tassazione, il problema che costituiscono le case d’asta per il mercato.

La fonte dei problemi nel sistema dell’arte italiano, per lei, quindi, sono gli artisti? O qualche responsabilità ce l’hanno anche i galleristi?

Direi al 50% gli artisti e al 50% i galleristi. Perché anche i galleristi non capiscono che questa modalità di lavoro – rendersi gli unici “controllori” del lavoro di un artista e gestirne i rapporti con le altre gallerie – li rafforza e li rende “sistema” forte e impenetrabile. In America i galleristi sono una squadra.

Ci sono galleristi in Italia che la pensano come lei?

Mi sono iscritto da un anno alla ANGAMC e ho cominciato ad avere dei rapporti con degli altri galleristi che stimo moltissimo – come Antonio Addamiano della Dep Art, Giovanni Bonelli o Diego Viapiana – però siamo ancora pochi.

Veniamo alla programmazione artistica: mostre in corso alla M77 Gallery?

Attualmente è visitabile una mostra dedicata a un’artista iraniana che si chiama Avish Khebrehzadeh. La personale, curata da Danilo Eccher, espone un nucleo di opere straordinarie, alcune delle quali saranno murarie – quindi site specific – strada che abbiamo già sperimentato con altri artisti – alcuni dei quali, come Iacurci e Odita, hanno completamente stravolto lo spazio – e che ci piace continuare a percorrere.

Eleonora Caracciolo di Torchiarolo

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