“Dentro di me convivono anima razionale e creativa”

Mi ha sempre incuriosito Antonio Salinari. Un artista che riesce a coniugare la tradizionale scultura lignea con la tecnologia digitale. Lui ha battezzato questa tecnica con il termine Pixelwood. Un assolato pomeriggio di luglio, ci incontriamo in una Torino raffinata e deserta.

Senti, Antonio, com’è che un ingegnere diventa artista?
Chissà, forse provando a liberare il bambino che è in noi e, contemporaneamente, a valorizzare attitudini, esperienze e competenze acquisite nella vita precedente: il disegno, l’attenzione ai particolari, la capacità progettuale, la passione.

Quindi, hai due anime: una razionale e una creativa.
Sembrerebbe, oggi, una contraddizione inconciliabile. Invece per Baudelaire, l’arte dovrebbe comprendere una forma razionale, che scaturisce dalla testa, diventa narrazione e, pertanto, è soggetta al mutamento e a esprimersi in maniera sempre nuova; dovrebbe però anche tendere all’eternità, che è la parte più creativa che genera la forma e la bellezza.

Come può emozionare l’arte?
Per emozionare in modo positivo, l’arte dovrebbe manifestarsi in un continuo racconto che abbia la forza di generare un senso, coinvolgendo il pubblico, favorendo l’identificazione e l’interazione con i valori.

Le opere riutilizzano frammenti di legni provenienti dal restauro di importanti edifici storici piemontesi

In sintesi, qual è il tuo messaggio?
Mi piacerebbe riuscire a far riflettere ed emozionare allo stesso tempo.

Nei tuoi lavori, fai convivere astratto e figurativo.
Dipende da quello che desidero esprimere. In ogni caso, tendo sempre alla riuscita formale dell’opera.

Pixelwood simboleggia la salvaguardia dell’ambiente e l’incontro tra scultura tradizionale e tecnologia digitale

Quali riflessioni durante il lockdown?
Considerazioni legate soprattutto alla ripartenza. Vorrei che non avvenisse basandoci sul punto in cui eravamo rimasti prima della pandemia. Auspico una rinascita volta al recupero e al miglioramento di quanto appartiene alla nostra cultura che è millenaria.

Parliamo dell’ultima produzione concepita durante la quarantena.
Si tratta di un progetto dal titolo “Oltre la musa”. Una riflessione sul ruolo fondamentale della donna per la salvaguardia dell’ambiente e sulla necessità di un suo maggior coinvolgimento, specie in questo particolare momento, proprio ai fini della rinascita.

“Oltre la musa” pone l’attenzione sul ruolo fondamentale della donna nella difesa della natura

“Oltre la musa”: che cosa vuol dire?
Nell’arte, la donna è stata musa ispiratrice, simbolo di bellezza, dea, madonna, madre, regina, amante, amata. La rappresentazione è ampia e va dall’erotismo al maternage.  Se da un lato può essere poetica la permanenza del dualismo uomo-artista/ donna-musa, dall’altro desidero che sia l’arte stessa a esaltare la speciale sintonia della donna con i ritmi della natura e con la generazione della vita. Infatti, è stata proprio una donna a inventare il termine sostenibilità. Gro Harlem Brundtland, presidente della Commissione mondiale ambiente e sviluppo dell’Onu, nel 1987 parlava di uno “sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti, senza compromettere quelle future”. Molte storie di donne dimostrano come, seguendo il pensiero femminile, esistano alternative nell’approccio all’ambiente: da Giulia Maria Crespi a Wangari Maathai, da Vandana Shiva a Naomi Klein, fino ad arrivare a Greta Thunberg. In “Oltre la musa” questa attitudine del mondo femminile viene evocata dal riutilizzo di legni pregiati, da sculture che rappresentano uno stato interiore femminile con l’obiettivo di sottolineare che, per rinascere, è necessaria una sostenibilità diversa da quella prospettata dalla razionalità tipicamente maschile.

www.antoniosalinari.it
info.pixelwood@gmail.com

 

LA VITA
Antonio Salinari vive e lavora tra Torino e la Valle di Susa. Laureatosi in Ingegneria al Politecnico di Torino, ha maturato una lunga esperienza come manager di multinazionali leader nell’ambito dell’informatica e della tecnologia. Nel 2006 incontra lo scultore Franco Alessandria, che diventerà il suo mentore; così riprende progressivamente a coltivare antiche passioni: disegno, scultura e design di arredi. Le sue sculture sono il risultato di un progetto artistico in continua evoluzione, che passa attraverso varie fasi: dalla Sperimentazione alla Testimonianza, dalle Verità precarie alle Piccole utopie, da Tentativi di volo a Oltre la Musa. A partire dal 2017, le opere riutilizzano frammenti di legni nostrani ed esotici provenienti dal restauro di edifici storici piemontesi. Questa modalità di riutilizzo dei frammenti, che l’artista ha denominato Pixelwood, simboleggia sia la salvaguardia dell’ambiente che l’incontro tra la scultura tradizionale e la tecnologia digitale. Dal 2015 partecipa a mostre collettive, fiere e biennali in Austria, Francia, Germania, Inghilterra e Italia. Allestisce mostre personali a Torino presso la galleria Malinpensa by La Telaccia nel 2016 e nel 2018. È vincitore del premio della Biennale di Montecarlo nel 2018. 

 

Lorella Pagnucco Salvemini

 

nella sua geografia dell’anima ha Venezia, la città natale, nel cuore e la Versilia eletta a buen retiro. Quando nell’adolescenza le chiedevano che cosa avrebbe desiderato fare da grande, rispondeva sicura: viaggiare e scrivere. Così, per raggiungere lo scopo, si è messa a studiare lingue prima, lettere poi. E sono oltre 30 anni che pubblica romanzi, saggi, scrive articoli, gira per il mondo. Ci sono tre cose - dice - di cui non può fare a meno: il mare, la scrittura, il caffè. Ah: è il direttore responsabile di ArteinWorld.

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