Ma come saremo quando si apriranno le gabbie?

 

Le verità dimenticate dentro il nostro egoismo

Quando questa tempesta passerà, quando ci sarà riconsegnato il lasciapassare per la vita, non tutti saranno felici. La clausura, con i suoi limiti e la spirale di lievi tormenti, ci sta rendendo oggettivamente diversi. Meno consumisti, meno aggrappati alle cose del mondo, più legati ai valori veri, quelli che un rapinoso virus vorrebbe portarci via. In questi giorni, come sottile paradosso, in mezzo alla serrata dei negozi, abbiamo scoperto quanto sia importante un evidenziatore, un pettine, perfino un fermaglio. Realtà banali, giustamente sottovalutate, tutti i giorni sotto i nostri occhi, improvvisamente riappropriatesi del proprio ruolo, pronte a riproporre il loro, offuscato valore. E tutti ci siamo ritrovati pentiti. Pentiti di non aver comprato quel libro  che sembrava chiamarci dagli scaffali del megastore, pentiti di non aver fatto sviluppare quelle foto che oggi potremmo riordinare con calma, pentiti, magari, di aver lasciato malinconicamente  sui banconi quei raccoglitori che avrebbero portato finalmente ordine sulla nostra scrivania.

Quando tutto questo finirà, quando sarà ordinato il rompete le righe, come gli animali liberati nella foresta, molti, probabilmente, stenteranno a uscire. Un atteggiamento di diffidenza verso il virus, verso il mondo, verso il nostro passato. Il distacco dalla nostra nuova realtà, quella che abbiamo imparato a frequentare stabilmente in questi giorni, secondo ritmi che non conoscevamo, sarà difficile, complesso. Anche l’isolamento si va paradossalmente, trasformando in un’ abitudine. Un antro protetto, una clausola salvavita, l’ unico passaporto per il futuro.

Non so se nulla sarà come prima, come recitano molti sociologi. So, però, che ognuno ne resterà segnato, nel bene e nel male di una vicenda paradossale, capace di trasformare vinti e vincitori, riscoprendo la terribile importanza di un bacio, di un abbraccio, perfino di un sorriso. Insegnando al mondo quelle verità che tutti sembravano aver dimenticato, nella cantina del nostro egoismo.

 

custodisce mille interessi. Giornalista, saggista, medico chirurgo plurispecialista, ma soprattutto napoletano, il mestiere forse più difficile e complesso. Ama la vivacità culturale, le tesi in penombra, la scrittura raffinata e ribelle. Ma ama anche la genialità del calcio e la creatività dell’arte. Crea le sue rubriche settimanali su alcuni quotidiani nazionali muovendosi sul pentagramma del costume, dei new-media, della cronaca. È stato più volte senatore e parlamentare della Repubblica perché era affascinato da quella battaglia delle idee che oggi sembra, apparentemente, scolorirsi.

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