Christine Macel / “Voglio una Biennale viva – I Want a Lively Biennale”

INCONTRI/ di MYRIAM ZERBI

BIENNALE DI VENEZIA: IL PROGRAMMA DELLA NUOVA CURATRICE CHRISTINE MACEL
Voglio una Biennale viva
“Intendo avvicinare gli artisti al pubblico dell’esposizione veneziana”

GLI AUTORI PRANZERANNO UNA VOLTA ALLA SETTIMANA INSIEME AI VISITATORI PER DISCUTERE DI ARTE

COSTRUIRE UN DIALOGO AL TERMINE DEL QUALE SI ABBIA QUALCHE DUBBIO MA ANCHE MOLTE CERTEZZE

Viva Arte Viva! Che splendido titolo. Frizzante esclamazione, ricca di energia, trasformata dalla neo eletta curatrice della Biennale di Venezia Christine Macel in programma operativo per la 57° Esposizione (13 maggio – 26 novembre 2017), evento che sempre richiama in laguna il popolo dell’arte. Non è la prima volta che a una donna viene affidata la curatela dell’evento: ricordiamo nel 2005 Maria Corral e Rosa Martinez, e nel 2011 Bice Curiger. La Macel stessa non è nuova in Biennale, è stata responsabile del padiglione belga nel 2007 e nel 2013 di quello francese. Classe 1969, curatore capo del Musée national d’art moderne – Centre Pompidou di Parigi, appassionata di danza e di arti marziali, il suo primo incontro con l’arte contemporanea è stato determinante per dare una direzione alla sua esistenza: «Avevo otto anni e mi ricordo l’emozione fortissima che ho provato quando il Centre Pompidou è stato inaugurato, dopo niente è stato come prima».

L’intenzione di Christine Macel è quella di avvicinare gli artisti al pubblico, valorizzarne l’atto creativo e l’importante ruolo che hanno nel «riverberare generosa vitalità nel mondo in cui viviamo». E se il mondo ha più che mai bisogno di generosità, l’arte deve conquistarsi la fiducia del mondo. In quest’ottica ‘umanistica’ verranno incoraggiati incontri per far conoscere gli artisti al pubblico. Per tutta la durata della mostra, una volta alla settimana, un artista pranzerà insieme ai visitatori e, illustrando il suo lavoro in una Tavola aperta, dialogherà con i presenti. Brevi video, realizzati dagli stessi autori, saranno on line sul sito della Biennale per far avvicinare il pubblico ai diversi mondi artistici prima dell’Esposizione. Il pensiero della curatrice è chiaro: «Per me non fa differenza occuparmi di un artista famoso o di uno sconosciuto, di un uomo o di una donna, quello che conta è che abbia qualcosa da dire». La Macel insiste sul concetto di umanesimo: «L’arte di oggi, di fronte ai conflitti e ai sussulti del mondo, testimonia la parte più preziosa dell’umano in un momento in cui l’umanesimo è seriamente in pericolo. È il luogo per eccellenza della riflessione, dell’espressione individuale e della libertà, così come dei fondamentali interrogativi. È un ‘sì’ alla vita, a cui certamente spesso segue un ‘ma’. Più che mai, il ruolo, la voce e la responsabilità dell’artista appaiono dunque cruciali nell’ambito dei dibattiti contemporanei». E il desiderio per la sua Biennale: «Vorrei che si stabilisse un dialogo costruttivo degli artisti e delle loro opere con i visitatori. Mi piacerebbe che il pubblico uscisse con qualche dubbio e con molte certezze. L’arte contemporanea è libertà».


INCONTRI/ by MYRIAM ZERBI

THE PROGRAMME OF CHRISTINE MACEL, NEW CURATOR OF THE VENICE BIENNALE
I Want a Lively Biennale
“I shall bring artists and public of the Venice exhibitions closer together”

ARTISTS WILL HAVE LUNCH WITH VISITORS ONCE A WEEK, IN ORDER TO  TALK ABOUT ART

ESTABLISHING A DIALOGUE AT THE END OF WHICH THE PUBLIC WHOULD HAVE FEWER DOUBTS AND MANY CERTAINTIES

Viva Arte Viva! What a beautiful title. An interjection full of life and energy that the newly elected curator of the Venice Biennale, Christine Macel, turned into the operational programme of the 57th edition (from 13 May to 26 November 2017) of an attention-grabbing event that attracts many art lovers to the lagoon. It is not the first time that a woman is appointed curator of the event; it already happened in 2005, with Maria Corral and Rosa Martinez, and in 2011, with Bice Curiger. In addition to this, Macel is no stranger to the Biennale; actually, she was in charge of the Belgian and French pavilions, respectively in 2007 and in 2013. Born in 1969, chief curator of the Musée national d’art moderne – Centre Pompidou in Paris, fond of dance and martial arts, her first meeting with contemporary art was instrumental in determining the direction of her existence: “I was eight, and I still remember the strong feelings I felt when the Centre Pompidou was opened. Nothing has been the same since”.

Christine Macel aims at bringing artists and visitors closer together, enhancing the importance of the creative act and the crucial role played by artists in “injecting generous vitality into the world we live in”. If the world needs generosity, then art shall win the confidence of the world. In this “humanistic” context, meetings will be promoted, in order to lead the public towards a better knowledge of artists. Throughout the duration of the Biennale, an artist will have dinner with visitors once a week, explaining his works and holding talks with those present. Short video clips filmed by the artists themselves will be published online on the website of the Biennale, in order to inform the public on different art worlds before the Exhibition opens. The curator’s idea is clear: “I find no difference between dealing with a famous artist and an unknown one, between a man and a woman; to me, what really matters is that he/she has something to say”. Macel insists on the idea of humanism: “In a world full of conflicts and jolts, in which humanism is being seriously jeopardized, art is the most precious part of the human being. It is the ideal place for reflection, individual expression, freedom and fundamental questions. It is a “yes” to life, although sometimes a “but” lies behind. More than ever, the role, the voice and the responsibility of the artist are crucial in the framework of contemporary debates.” And her desires about the Biennale: “I hope in the establishment of a productive dialogue between artists and visitors. I would like to see the public leaving the meetings with fewer doubts and more certainties. Contemporary art is freedom”.