"Chop Suey" - Edward Hopper

INTERESSE PER MORANDI E ALTRI MAESTRI ITALIANI

La conclusione dell’anno solare e le tantissime aste internazionali prenatalizie consentono di fare un riepilogo su quanto accaduto nel mercato dell’arte durante il 2018, ovvero le conferme dei soliti Basquiat, Fontana, Warhol, Magritte, Monet, Picasso, Wou-Ki Zao, Miró, Giacometti, Kandinsky, Pollock, de Kooning, Calder, Rothko, ma anche l’affermazione definitiva di Edward Hopper, Gerhard Richter e David Hockney che con le loro aggiudicazioni hanno letteralmente surclassato tutti gli altri concorrenti.

Per quanto concerne i nostri esponenti, tolti Alberto Burri, Rudolf Stingel e il già citato Lucio Fontana che da parte degli investitori internazionali godono di una affidabilità ampiamente consolidata a suon di acquisti milionari, parleremo di alcuni artisti altrettanto noti ma ancora acquisibili con importi a 5 zeri (tranne ovviamente qualche eccezione dovuta alla particolare qualità dell’opera). Nello specifico analizziamo non l’intera produzione, ma determinate tipologie di opere di Giorgio Morandi, Piero Manzoni e Giulio D’Anna per il fatto che esse, considerate le loro caratteristiche, esprimono un ventaglio diversificato e molto rappresentativo dell’arte italiana contemporanea, a partire dal futurismo fino ad arrivare all’arte povera passando per la figurazione e il concettuale. Iniziamo da Giulio D’Anna, le cui aggiudicazioni sono in crescita costante dal 2015, mentre i dipinti raffiguranti paesaggi aerei, già dal 2017, sono stati tutti aggiudicati al di sopra delle stime minime indicate nei cataloghi di Christie’s, Sotheby’s, Bonhams e Dorotheum.

Parlare delle quotazioni di Giorgio Morandi, in realtà, è compito sin troppo facile, ma preme sottolineare che le nature morte, dipinte a olio su tela, nel 2017 avevano subito una leggera flessione rispetto all’anno precedente, ma che nel corso del 2018 hanno recuperato e superato quasi del doppio i parametri del 2016. Le prime due posizioni della top ten del maestro bolognese, inoltre, sono state occupate da opere vendute nel corso del 2018, una a 3.650.000 euro (1940, 38×50 cm, Christie’s New York) e l’altra a 2.169.000 euro (1923, 45×53 cm, Sotheby’s Milano). Altrettanto semplice è parlare di Piero Manzoni i cui Achrome, nonostante che il record di aggiudicazione risalga al 2014 (15.872.000 euro, 1959, 110×150 cm, Sotheby’s Londra) hanno sempre un buona richiesta nelle aste internazionali.

Però, occorre sottolineare che le aggiudicazioni degli Achrome di Manzoni sono state indubbiamente superiori alle aspettative delle case d’asta ma che il trend relativo al suo coefficiente, a partire dal 2010, ha un andamento sinusoidale alternando anni in crescita a stagioni in decrescita. Prendendo sempre come riferimento i coefficienti delle aggiudicazioni a partire dal 2010 notiamo, comunque, una linea di tendenza in leggera crescita. Sicuramente, questa situazione di incertezza è dovuta alla qualità delle opere che ogni anno vengono esitate e alle datazioni delle stesse. Quelle del periodo 1957/1960, infatti, ottengono sempre offerte di molto superiori a quelle degli anni successivi, tanto che le prime 49 posizioni dei top lot di Piero Manzoni sono occupate da opere realizzate alla fine degli anni ‘50 e solo alla cinquantesima posizione troviamo un Achrome del 1962 (969.000 euro, 48×40 cm, Sotheby’s Londra).

Roberto Capitanio

 

SHARE

Related Post