F. Costalonga - Pseudiorilievo

Per Franco Costalonga (1933 – 2019)

Giuseppe Mazzariol, mio professore all’Università, diceva spesso “vi auguro incontri interessanti” e quello con te, Franco Costalonga, è stato sicuramente uno di quelli. Capitava spesso di trascorrere del tempo insieme e di fare due chiacchere, mi raccontavi con semplicità anche delle esperienze vissute nell’ambiente artistico veneziano e negli anni d’oro dell’arte cinetica internazionale. Ne parlavi senza piglio da protagonista, con un linguaggio genuino, come raccontassi fatti di vita quotidiana, tuttavia, tra i risvolti anche ironici, potevo sempre sorprendermi dell’arguzia culturale rigorosa che ti ha sempre contraddistinto, apprezzavo la tua capacità di non interporre mai castelli intellettualistici.

F. Costalonga nel suo studio.
F. Costalonga nel suo studio.

Sempre pronto a pagar tributo: “non amo i cerimoniali e se trovo un ambiente in cui non mi sento a mio agio preferisco allontanarmi” scrivesti nel tuo testamento biografico – pubblicato nel 2006 a cura di Michele Beraldo – sì, coerente anzitutto e riservato pur senza far mistero del faticoso passato segnato dalle ristrettezze economiche del periodo bellico, degli svariati lavori giovanili, dalla deludente figura paterna. A quel tempo, a far da contrappeso, c’erano fortunatamente la fierezza della figura materna e gli anni trascorsi alla Querini Stampalia, dove lo zio faceva il custode e il restauratore; la scoperta, tra la pinacoteca e la biblioteca, della passione per l’arte e lettura, specialmente per quella scientifica. C’era poi l’esperienza del restauro di preziosi manoscritti (tra i quali anche quelli di Rainer Maria Rilke) che ti ha avvicinato agli ambienti aristocratici e quella dei quadri d’epoca e contemporanei in parallelo agli studi artistici, portati avanti con tenacia, da privatista. Nel ’64, chiamato a restaurare un Rauschenberg in Biennale, non potevi immaginare che nel ’69 Peggy Guggenheim avrebbe acquistato una tua opera esposta nella galleria del Cavallino a Venezia. Ti eri comunque già fatto conoscere come originale incisore (nel ’62, primo premio alla Bevilacqua La Masa) come pittore e con l’attività di designer, preludio della tua irrinunciabile passione progettuale. Hai sempre ritenuto fondamentale la collaborazione, nel ’67-’68, con Sincron, galleria bresciana che credeva nelle possibilità di nuove funzioni dell’arte e con Bruno Munari, sostenitore della produzione dei multipli come “oggetti a funzione estetica” che avrebbero potuto entrare nelle case di chiunque. Dalla fine degli anni ’60, le tue ricerche e i tuoi progetti non si contano: Forme di tensione, Oggetti cromocinetici, Curve modulari luminose, Pseudiorilievi, Gradienti di luminosità – solo per ricordarne alcune – sino alle magnifiche declinazioni dei Reflex e Luciriflix, le Tensioforme, le Strutturazioni e Destrutturazioni e le più recenti Molecoles e Installazioni cromo cinetiche. La tua ricerca cosmica, visuale e cinetica, non si è mai fermata e ha saputo costruire con lo spettatore un pragmatico e poetico dialogo.

Quando ho visitato per la prima volta il tuo studio, la tua età anagrafica era già di tutto rispetto: sapevo che eri solito lavorare ogni giorno con scrupolosa perseveranza, ma non potevo immaginare di incontrare tanto lavoro e specialmente tale fucina di operosità rigorosa e appassionata, proiettata ancora, più che mai, in una dimensione sperimentale. Dopo la spiegazione accurata di quello che stavi ultimando – una composizione dei prediletti cilindretti tagliati a 45° che negli anni hai declinato in varie soluzioni – due chiacchere “artistiche” e l’immancabile aneddoto scandito da una pudica risata.
Preferivi stare sempre un passo indietro, celato dietro la tua grande ombra, anche se inseguivi e declinavi la luce; il tuo lavoro “ottico emozionale”, come lo definivi, ha un respiro internazionale che lascia una lunga scia luminescente. Confessasti: “Tutte le mie opere in plexiglass vengono sempre marchiate a caldo ma quasi nessuna porta la data perché in fondo c’è la presunzione che queste cose non abbiano tempo”. Davvero una presunzione, ancora troppo piccola, caro Maestro.

Maria Angela Tiozzi

Ha sempre amato la pittura, ma si è trovata iscritta al Liceo Scientifico, finito con il minimo sforzo e il minimo dei voti. Il rovello artistico però non si placa e in un solo anno prende la maturità artistica, questa volta con il massimo impegno e quasi il massimo dei voti. Poi Accademia di belle Arti, laurea con lode a Ca’ Foscari e pubblicazione della tesi. Approfondisce studi artistici a Salisburgo e alla passione per l’arte si unisce quella per la scrittura. Convivono ancora felicemente. Recentemente ha inaugurato il suo nuovo studio e festeggiato un ventennio di collaborazione con ArteInWorld.

Related Post