Banksy, artista contro

L’ARTISTA “CONTRO” DOVREBBE MOSTRARSI

Contro il potere.
Contro i soldi.
Contro le ingiustizie.
Contro.

Nell’immaginario collettivo Banksy rappresenta l’artista contro.

Banksy è il ribelle che si ribella al mondo dei ricchi e dei potenti.

E per questo la sua opera Girl with a Balloon, dopo essere stata aggiudicata a 1.251.423 dollari, si è autodistrutta grazie a un meccanismo nascosto nella cornice che ha stupito il mondo dei ricchi e dei potenti e, aggiungo io, di tutti quelli che l’arte contemporanea la frequentano poco o niente.

Perché al di là della trovata – più artigianale che artistica – e della qualità dell’opera il punto è questo: chi l’ha comprata avrebbe dovuto pretendere anche il soggetto (uomo? donna? Banksy stesso?) che, con il telecomando, ha azionato il marchingegno.

Perché anche lui – soprattutto lui – fa parte dell’opera d’arte.

Portarsi a casa il quadro triturato non è sufficiente, perché la perfomance consiste nel processo.

E il processo implica il soggetto che ha azionato il telecomando.

Altrimenti l’opera è incompleta.

A meno che non ci fosse stato un timer programmato in grado di mettere in moto il tritacarte in quel preciso momento. Ma non è così che è andata.

La domanda è questa: chi è stato? Banksy stesso? Oppure qualcun altro?

Non importa. Ciò che conta è che si tratta di una persona in carne e ossa che il 5 ottobre 2018, nella sede di Sotheby’s a Londra, ha pigiato sul telecomando per mettere in moto il tritacarte.

E quella persona, al momento della vendita, avrebbe dovuto essere consegnata al nuovo acquirente insieme all’opera d’arte di cui, evidentemente, faceva parte.

Allora sì sarebbe stato interessante!

Portarsi a casa lui e l’opera d’arte. E poi mantenerlo. Mantenerlo fino al giorno in cui la Ragazza col palloncino non fosse passata a un nuovo acquirente!

Così sarebbe stata veramente un’opera d’arte contro.

Invece no.

Si sono tutti concentrati sul tritacarte, senza preoccuparsi di chi lo abbia azionato.

Concludendo: il giochetto dell’opera che si autodistrugge è, appunto, un giochetto.

E il giochetto, automaticamente, sminuisce il concetto.

Detto questo: caro Banksy ma la vogliamo smettere con questa storia dell’anonimato?

Banksy, esci allo scoperto e mostraci il tuo volto!

Altrimenti rischi di passare per uno di quei leoni (leoni?) da tastiera che se la prendono col mondo nascondendosi dietro un banale nickname.

Ma forse, nell’era di internet, nascondersi è un valore aggiunto.

Forse, nell’era del web, conta più essere contro il sistema che essere un vero artista.

Carlo Vanoni

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